“Luigi Crespi ritrattista nell’età di papa Lambertini” è la prima mostra dedicata all’artista, letterato e mercante d’arte (1708-1779), figlio del celebre pittore Giuseppe Maria detto lo Spagnolo (1665-1747) e poliedrica figura fra le più interessanti del panorama artistico e letterario del Settecento bolognese, in relazione al clima di rinnovamento culturale favorito dall’illuminata opera pastorale del cardinale Prospero Lambertini (1731-1754) e diventato suo cappellano segreto quando salì al soglio pontificio con il nome di Benedetto XIV (1740-1758). L’esposizione, fino al 3 dicembre al Museo Davia Bargellini, presenta il nucleo più significativo di dipinti di Luigi Crespi qui conservati, in dialogo con altre sue opere provenienti dalle Collezioni Comunali d’Arte e prestiti di altre importanti istituzioni museali cittadine e collezionisti privati. Pur essendo soprattutto noto come autore del terzo tomo della “Felsina Pittrice” edito nel 1769, Luigi Crespi ha percorso con successo anche la carriera artistica, avviata nella bottega paterna fra la fine degli anni venti e gli inizi degli anni trenta del Settecento. Un’attività che egli stesso, molti anni più tardi, nella biografia del padre (1769), sosterrà di aver svolto “per divertimento”, per significare il privilegio accordato al prestigioso ruolo, assunto a partire dagli anni cinquanta, di scrittore e critico d’arte, che gli frutterà importanti riconoscimenti.
UNA “NAPOLETANA” DI ARTE TURCA
Fino al 27 novembre, presso il museo CAM di Casoria, “Napoletana” presenta i lavori di 37 artisti turchi. Un interessantissimo spaccato di arte contemporanea dalla Turchia, uno sguardo alla produzione reale, allo sviluppo in itinere di immagini e di idee, mai mostrate con tale ampio spettro in Italia. Pittura, fotografia e scultura da artisti, di cui una folto gruppo di donne, che appaiono da un lato influenzati da una forte componente figurativa dall’altro dalla tendenza ad un astrattismo di matrice orientaleggiante.
ROMA: I GHIACCIAI DI MICHEL COMTE
Universalmente noto come uno dei più importanti fotografi al mondo, Michel Comte presenta per la prima volta, fino al 10 dicembre al MAXXI di Roma, la serie fotografica “Light” che esplora l’impatto del declino ambientale e del riscaldamento globale sui ghiacciai e sui paesaggi glaciali del mondo. Abile scalatore e aviatore, Comte ha infatti iniziato a fotografare e rappresentare ambienti glaciali 30 anni fa, proseguendo ininterrottamente la sua ricerca per tre decenni. “Quando mio nonno (il primo aviatore svizzero, ndr) Alfred Comte attraversò le Alpi nel 1914 per la prima volta, ritornò con immagini incredibili di maestosi ghiacciai: gigantesche masse bianche coprivano quasi per intero le catene montuose – racconta -. Quasi un secolo più tardi, ho scalato molte vette e mi sono reso conto del rapido scioglimento dei nostri ghiacciai e delle calotte glaciali globali. Per tre decenni sono quindi tornato negli stessi luoghi e ho scattato molte immagini da elicotteri aperti, scivolando tra le nuvole, o semplicemente arrampicando e testimoniando la scomparsa delle calotte glaciali e dei ghiacciai del mondo”. Comte presenta anche Black Light, un’installazione che verrà svelata il 28 novembre alla Triennale di Milano. In parallelo, il WWF realizza una serie di attività di sensibilizzazione sul tema del climate-change che accompagnano entrambe le tappe del progetto.
ROMA: KETUBBOT, LA STORIA DEL MATRIMONIO EBRAICO
Al Museo Ebraico di Roma, fino al 3 dicembre, la mostra “Concordia maritale. Il matrimonio ebraico a Roma” presenta le Ketubbot, i contratti di matrimonio ebraici – con cui il marito si impegna a fornire alla moglie l’alimentazione, gli indumenti e le garantisce una somma di denaro in caso di divorzio e di vedovanza – in pregiata pergamena di pecora, scritti a mano e decorati all’acquarello, risalenti ai secoli XVIII e XIX, dell’Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma “Giancarlo Spizzichino” e del Museo Ebraico di Roma, la cui collezione è stata recentemente arricchita da un’importante donazione di una collezione di 11 ketubbot conservate nella stessa famiglia da tre secoli. Esposte anche ketubbot decorate con i colori della bandiera francese risalenti al periodo della dominazione napoleonica a Roma e con i colori della bandiera italiana, databili al periodo dell’Emancipazione, quando con l’Unità d’Italia, e soprattutto con la fine del potere temporale dei Papi e l’abolizione definitiva del ghetto, gli ebrei romani furono finalmente equiparati agli altri loro concittadini. Splendida è la ketubbà romana del 1627 dell’Israel Museum di Gerusalemme che per la prima volta dopo quattro secoli rientra nella sua sede originaria di produzione. L’esposizione è arricchita da immagini fotografiche di matrimoni d’epoca, documenti d’archivio, libri di preghiera e dalla ricostruzione di una chuppah, il baldacchino nuziale, che rappresenta la coabitazione della nuova coppia.
ROMA: IL “TECHNOBODY” DI ORLAN
La nota artista e performer francese Orlan Orlan – una delle figure più importanti della body art o della “carnal art” come lei usava definirla nel suo manifesto del 1989 -, espone i suo lavori, fino al 3 dicembre, al Macro di Roma, nella mostra “VideOrlan – Technobody”. Già negli anni Sessanta, si interrogava sullo status del corpo e sulle pressioni politiche, religiose e sociali inflitte particolarmente sul corpo delle donne. Il suo impegno, la sua libertà, il femminismo fanno parte integrante dei suoi lavori provocatori, sempre accompagnati da humor, spesso dalla parodia o addirittura dal grottesco, nei quali esprime le sue posizioni innovative, interrogative e sovversive, mettendo in discussione la fatalità genetica e i canoni estetici assegnati alle donne nella nostra società, scegliendo di usare il proprio corpo come mezzo, materia prima, supporto visuale del suo lavoro, e come occasione di “dibattito pubblico”. L’esposizione ripercorre l’intera avventura artistica di ORLAN, dalle prime sculture fotografiche, alle performance registrate su video, fino alle ultime opere che usano la realtà aumentata e il 3D. E’ inoltre sperimentato per la prima volta in Italia “Expérimentale Mise en jeu” (2015-2016), uno spettacolare video gioco con installazione interattiva. Per Orlan, da sempre attratta dal multimediale e da tutti i mezzi che la contemporaneità offre, il digitale rappresenta un modo diverso di costruire le immagini e di traghettare i temi di sempre (il corpo, la sessualità, gli stereotipi di bellezza, le imposizioni culturali, politiche, religiose, e l’ampia simbologia che va dalla metamorfosi all’ibrido) verso universi più impalpabili, ma non per questo meno potenti.
ROMA: PREZIOSE ICONE MOSCOVITE
L’esposizione “L’icona russa: Preghiera e Misericordia”, fino al 3 dicembre al Museo di Roma a Palazzo Braschi, è dedicata al 25mo anniversario dell’instaurazione delle relazioni ufficiali tra la Federazione Russa e il Sovrano Ordine di Malta ed è, inoltre, particolarmente significativa nel 2017, anno in cui si celebra il 320.mo anniversario dell’avvio ufficiale delle relazioni tra l’Impero russo e l’Ordine al tempo in cui governava l’isola di Malta. Il progetto, patrocinato dell’ambasciata della Federazione Russa presso la Santa Sede e il Sovrano Ordine di Malta e promosso da Roma Capitale, è stato reso possibile grazie alla collaborazione di due importanti musei moscoviti, il Museo Centrale di arte e cultura russa antica Andrey Rublev e il Museo Privato dell’Icona Russa. Esposte 36 icone del XVII-XVIII secolo provenienti dalle collezioni dei due musei russi, e un’opera di Vladimir Tatlin, Composizione con superfici trasparenti (1916), mai esposta finora, oltre a una scultura contemporanea, Madre di Dio Grande Panagia di Dmitrij Gutov (2012), entrambe appartenenti a collezioni private. Il tema centrale della mostra – preghiera e misericordia – non resta dunque confinato all’ambito delle opere d’arte medioevali ma trova prosecuzione nell’epoca dell’avanguardia russa e nell’arte russa contemporanea.
PARMA: LA PUBBLICITA’ ATTRAVERSO 200 OPERE
Volete la salute?? Bevete il Ferro China Bisleri. È il 22 giugno 1890 e sulla ‘Tribuna Illustrata’ appare il primo e più antico slogan italiano a cui ne seguirono tanti negli anni successivi come: Bianchezza dei denti Igiene della Bocca …. La vera Eau de Botot è il solo dentifricio approvato dall’Accademia di Medicina di Parigi. fino al celebre A dir le mie virtù basta un sorriso per il dentifricio Kaliklor (1919), esito felice di un concorso aperto a tutti divenuto una pietra miliare della storia della comunicazione pubblicitaria. Da questi primi passi della storia della pubblicità prende avvio la mostra “Pubblicitá! La nascita della comunicazione moderna 1890-1957”, fino al 10 dicembre, alla Fondazione Magnani-Rocca a Mamiano di Traversetolo, che, attraverso duecento opere dalla fine dell’Ottocento all’era di Carosello, si pone l’obiettivo di raccontare la nascita in Italia della pubblicità dalle sue prime forme di comunicazione semplici e dirette, all’introduzione dell’illustrazione come strumento persuasivo e spiazzante per novità e per fantasia, al rapporto tra illustrazione e messaggio pubblicitario attraverso i diversi media, dal più conosciuto manifesto, alla locandina, alla targa di latta e poi al packaging della confezione, fino all’arrivo della radio come strumento di comunicazione di massa.
MILANO: L’ARTE RIBELLE DEL ‘68
La mostra “Arte ribelle. 1968-1978 Artisti e gruppi dal Sessantotto”, fino al 9 dicembre, alla Galleria Gruppo Credito Valtellinese, indaga tutte quelle espressioni artistiche che in Italia si sono chiaramente ispirate alla protesta politica, alla speranza rivoluzionaria, alle spinte libertarie, e che si sono sviluppate a partire dal 1965, con le prime proteste per la guerra del Vietnam, per proseguire poi almeno sino alla metà degli anni settanta. Tra i protagonisti troviamo Vincenzo Agnetti, Franco Angeli, Nanni Balestrini, Age, Gianfranco Baruchello, Emilio Isgrò, Pablo Echaurren, Mario Schifano, Ugo La Pietra, Franco Mazzucchelli. A questi artisti si affiancano coloro – Matteo Guarnaccia tra i molti – che in quel periodo, magari anonimamente, hanno operato nel campo dell’illustrazione, del muralismo e nelle diverse altre forme di comunicazione visiva. La grande mostra milanese ha una corrispondenza a Fano, alla Galleria Carifano, con una indagine su Cesare Marraccini, “il profeta sorridente”, protagonista, nella sua veste di collezionista e amico di molti artisti, di quell’Italia dell’arte tra gli anni Sessanta e Ottanta che è oggetto della grande esposizione milanese.
MILANO: LA STORIA DI ANTENNA 3
La tv commerciale Antenna3 esattamente quarant’anni fa iniziava le sue trasmissioni. E al suo fondatore, Renzo Villa, insieme ad Ettore Andenna, storico presentatore, e ai tanti artisti ospiti dell’emittente – da Cino Tortorella a Enzo Tortora, da I Gatti di Vicolo Miracoli a Lino Patruno, Gerry Bruno e Lucio Flauto – è dedicata la mostra “Ti ricordi quella sera?”, visitabile fino al 30 novembre allo Spazio Eventi di Palazzo Pirelli, a Milano. Video delle trasmissioni cult dell’emittente, giornali d’epoca, fotografie, documenti, oggetti e apparecchiature raccontano le tappe dell’avventura delle prime televisioni private e il tormentato rapporto con la Tv di Stato. La nascita della televisione commerciale in Italia è fortemente legata alla figura di Renzo Villa e si identifica con l’affermarsi, nella seconda metà degli Anni Settanta, di due emittenti molto note e molto popolari di cui Villa fu il fondatore, insieme ad Enzo Tortora: TeleAltoMilanese e Antenna3 Lombardia.
MILANO: LE PIU’ BELLE FOTOGRAFIE NATURALISTICHE DELL’ANNO
Appuntamento sempre molto atteso, la mostra di fotografie naturalistiche più prestigiosa al mondo Wildlife Photographer of the Year arriva a Milano, fino al 10 dicembre, nei suggestivi spazi della Fondazione Luciana Matalon, grazie all’associazione Radicediunopercento che ogni autunno porta nel capoluogo lombardo le immagini premiate al concorso di fotografia indetto dal Natural History Museum di Londra. L’esposizione presenta le immagini premiate a partire dal massimo riconoscimento, il Wildlife Photographer of the Year, assegnato al fotografo americano Tim Laman per lo scatto realizzato nella foresta pluviale indonesiana, Vite intrecciate (categoria The Wildlife Photojournalist Award: Story), che mostra un orangutan del Borneo in via di estinzione a causa della perdita di habitat e del commercio illegale di animali da compagnia. Il sedicenne Gideon Knight dal Regno Unito ha vinto il Young Wildlife Photographer of the Year con l’immagine fiabesca La luna e il corvo. Grande successo per i talenti italiani in concorso: il lombardo Marco Colombo, con Piccolo Tesoro, il veneto Valter Binotto con La composizione del vento e il valdostano Stefano Unterthiner con Spirito delle montagne. Sono inoltre giunti finalisti Walter Bassi, con Verme ipnotico, Hugo Wassermann, con Ritiro alpino, Fortunato Gatto con Dopo la tempesta, Stefano Baglioni con Piccola Stella e Nicola Di Sario con Luce degli occhi.
LUCCA: I FOTOGRAFI DEL MEDITERRANEO
“Il Mediterraneo è un immenso archivio e un profondo sepolcro”. Ad affermarlo è stato Predag Matvejevic, autore nel 1987 di “Breviario mediterraneo”, lavoro fondativo della storia culturale della regione del Mediterraneo, tradotto in oltre venti lingue. Alle parole di Matvejevic è dedicata l’edizione 2017 del Photolux Festival. Biennale Internazionale di Fotografia, a Lucca fino al 10 dicembre, che presenta un focus sui fotografi del Mediterraneo e su quelli che del “mare nostrum” hanno fatto l’oggetto del proprio sguardo. Sono 22 le mostre che indagano questo tema-simbolo attraverso il lavoro di grandi nomi e giovani autori della fotografia internazionale. Protagonisti, tra gli altri, Jacques-Henri Lartigue, Josef Koudelka, Albert Watson, Bernard Plossu, Paolo Verzone, Nick Hannes, Shai Kremer, Eleonora Olivetti, Francesco Fossa, Marie Hudelot, Polixeni Papapetrou, Rania Werda e Terje Abusdal.
PISTOIA: IPPOLITO DESIDERI E LA “SCOPERTA” DEL TIBET
Fino al 10 dicembre, Pistoia, Capitale Italiana della Cultura 2017, dedica una mostra al suo illustre cittadino Ippolito Desideri (1684- 1733), missionario gesuita che per primo rivelò il Tibet all’Occidente. Definito dall’attuale Dalai Lama un “autentico pioniere” del dialogo interreligioso e dell’incontro rispettoso e proficuo fra culture e tradizioni diverse, Ippolito Desideri anticipò di secoli gli specialisti del settore e fu l’antesignano di una fortunata stagione di esplorazioni italiane in Asia. Nella ricorrenza del terzo centenario dell’arrivo a Lhasa del missionario, fino al 10 dicembre, a Palazzo Sozzifanti, la mostra “La rivelazione del Tibet. Ippolito Desideri e l’esplorazione italiana nelle terre più vicine al cielo”, presenta documenti, carte geografiche, foto panoramiche d’epoca, strumentazione scientifica oltre a filmati e dipinti su stoffa o thangka. Dopo aver compiuto un lungo cammino attraverso le regioni del Punjab, Kashmir, Baltistan e Ladakh tra il 1712 e il 1728, Ippolito Desideri rivelò il “Tetto del Mondo” all’Europa attraverso descrizioni ricchissime e originali di un paese all’epoca totalmente sconosciuto.
