“Invitare in aula le donne a parlare di violenza, con la loro forza e la loro determinazione, non è mai accaduto nel nostro Paese e credo nemmeno altrove” Ma “spiace… Mi aspettavo che le storie ascoltate a Montecitorio sollecitassero una riflessione, interventi di sdegno. E come se quelle donne non avessero parlato. La loro testimonianza viene relegata a ‘cose da donne’. Ma perché? L’antisemitismo e il razzismo indignano anche coloro che non sono parte in causa. La violenza sulle donne no”. Così la presidente della Camera, Laura Boldrini, in una intervista al Corriere della Sera, commenta l’evento #InQuantoDonna che si è tenuto ieri alla Camera, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Ed evidenzia: Boschi “ha annunciato un piano anti-violenza da 33 milioni di euro. C’è stato un aumento rispetto al passato. Però un tema così centrale, merita uno sforzo aggiuntivo. Un piano straordinario per l’occupazione femminile. Aumenterebbe il Pil. Non farebbe precipitare il Paese nel declino della natalità. E, restituendo autonomia alle donne, diminuirebbero le violenze. Infine norme di contrasto. Ne abbiamo individuate 10”. Sottolinea poi che ieri, “oltre a racconti commoventi sono state pronunciate parole concrete. Proposte pertinenti e calzanti. Ora non si può fare finta di niente”, “dal rendere la giustizia più veloce, a far scontare una pena certa a chi commette violenza su una donna o la uccide, alla richiesta di formare personale preparato in tutti gli ambiti” e “nessuno ora può ignorare la necessità di tutelare meglio i figli di padri violenti. La mamma di Tiziana Cantone, la ragazza morta suicida, ha chiesto che le piattaforme digitali siano obbligate per legge a rimuovere video come quello. Sul modello della Germania, pena multe salatissime. E ha ricordato che in Italia manca una legge sul cosiddetto Revenge Porn: l’utilizzo di materiale intimo senza il consenso dell’altro”.
Precisa poi che “nelle audizioni dell’intergruppo delle deputate da me istituito è emerso anche altro. Allargare il reato di istigazione all’odio anche ai motivi di genere. Applicare la sorveglianza speciale all’indagato per violenza domestica a tutela dei figli. Legittimare le associazioni anti-violenza a costituirsi parte civile. Fare trattamenti psicologici ai condannati per reati sessuali. Destinare il 50% della retribuzione dei detenuti per atti di violenza alle vittime. Procedere d’ufficio in tutti i delitti di atti sessuali con minorenni”. E conclude: “Dobbiamo esigere ciò che è giusto. E parlare. Il caso Weinstein qui non è esploso. Sarei contenta se fosse perché non ci sono molestatori. Ma temo che da noi abbia la meglio la paura di denunciare. Però il silenzio isola. E’ la parola quella che dà il riscatto. Per questo in aula è stato importante ascoltare la parola delle donne”. (27 nov – red)
