Roma, 7 mag – Nonostante i consumi degli italiani risultano essere in calo, quelli relativi alla ristorazione fuori casa vanno in controtendenza. È quanto emerso dal lavoro presentato dal centro studi Fipe nel corso delle giornate di Cibus 2008, la rassegna internazionale più importante nel settore dell’alimentazione. Il motivo è da ricercare in un nuovo stile di vita che tiene le persone sempre meno in casa, ma anche in una politica dei prezzi attenta praticata dagli esercenti. È quanto sostiene il presidente del Comitato italiano della ristorazione di Fipe, Giancarlo Deidda. “La ristorazione italiana va lodata – afferma – perché riesce a mantenere vive le tradizioni culinarie, conservando anche in questi tempi difficili gli stili corretti dell’alimentazione degli italiani. I listini dei prezzi sono fermi da mesi, nonostante gli aumenti sostenuti delle materie prime indispensabili ad offrire una ristorazione di qualità ai consumatori e altre spese anche meno visibili per il cliente”. A marzo, infatti, i dati relativi all’indice armonizzato dei prezzi diffusi dall’Eurostat provano che a livello tendenziale (marzo 2008 su marzo 2007) a fronte di un’inflazione al 5,5% dei beni alimentari, la ristorazione si è attestata al 3,3% ed è risultata addirittura più bassa anche del dato nazionale complessivo pari al 3,6%. Ancora meglio è andata se il dato inflativo viene messo in comparazione con quello dei paesi di Eurolandia dove la ristorazione è al 3,6%, pari al dato complessivo, contro il 6,2% dell’alimentazione. (SEGUE)