Roma, 8 mag – 200 milioni di immigrati nel mondo, quasi 4 milioni nel nostro paese. In Italia oggi, 1 nato ogni 10 è figlio di immigrati, e un matrimonio su 8 coinvolge almeno un cittadino straniero. Questi semplici dati mostrano come il fenomeno “migrazioni” assuma oggi proporzioni mai raggiunte prima. A fronte di grandi cambiamenti che questo ha portato, però, nel nostro paese spesso il dibattito sulle migrazioni è fermo ai luoghi comuni che circolavano vent’anni fa, quando gli immigrati erano ancora poche centinaia di migliaia. Per tentare di gettare luce sui diversi aspetti del fenomeno migratorio in Italia, i circa 40 ragazzi e ragazze (16-20 anni circa) del Clan “Il Nomade” del Gruppo Scout Agesci Roma 8°, hanno scritto e preparato il recital in tre atti “StoriEmigranti”, che sarà in scena il 22 e il 23 maggio prossimi al Teatro Ghione di Roma. Dando voce agli scrittori stranieri emergenti, il recital racconterà l’esperienza migratoria vista dagli occhi dei protagonisti, i migranti, cercando di rappresentare la pluralità di “storie” e percorsi che generalmente vanno sotto l’unica etichetta di immigrazione: dal dramma degli sbarchi clandestini, agli ostacoli che incontra chi sta tentando di integrarsi nella società italiana, fino a chi, come i figli degli immigrati, è costretto a mediare continuamente tra l’identità italiana e quella del paese di origine. Il recital “StoriEmigranti” nasce quindi per tentare di contrastare i pregiudizi, le incomprensioni, i luoghi comuni, che gravano sugli immigrati, ma anche su chi, come i ragazzi delle “seconde generazioni”, in Italia ci e’ nato, ma non ha ancora la possibilità di esercitare pienamente i diritti di cittadinanza. Il recital è frutto di un lavoro di ricerca durato due anni che ha già portato nel 2007 alla realizzazione del cineforum “Migranti”, dedicato alle migrazioni in Italia e dall’Italia. I testi del recital – che oltre alle testimonianze dirette includono articoli di giornale, estratti di saggi e poesie – saranno accompagnati dall’interpretazione dal vivo di antichi canti della diaspora ebraica e zingara, dei tradizionali canti dei migranti di ‘800 e ‘900 (tra cui quelli italiani), da brani di world music. Le scenografie e i costumi, come tutto il resto dello spettacolo, sono interamente realizzati dai ragazzi e dalle ragazze del clan “il Nomade”.
(Cat)