Sta accendendo una vera e propria polveriera in Medio Oriente l’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di spostare l’Ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo quest’ultima come capitale d’Israele. “Facciamo appello per una nuova intifada contro l’occupazione e contro il nemico sionista, ed agiamo di conseguenza” sono state le parole minacciose del leader politico di Hamas, Ismail Haniyeh, mentre è stato proclamato lo sciopero generale a Gerusalemme Est, a Gaza e in Cisgiordania. Cortei di protesta si sono registrati in diverse località della Palestina e in diverse città della Cisgiordania (in particolare a Betlemme, Hebron e Ramallah) con scontri tra dimostranti palestinesi e reparti militari israeliani. Secondo quanto riferito da Site (sito di monitoraggio dell’estremismo islamico), i sostenitori di Isis e al Qaida stanno minacciando attacchi contro obiettivi americani. “Siamo in contatto con altri Paesi affinché esprimano un riconoscimento analogo e non ho alcun dubbio che quando l’ambasciata Usa passerà a Gerusalemme, e forse anche prima, molte altre ambasciate si trasferiranno. È giunto il momento” è la sicurezza espressa dal premier israeliano Benyamin Netanyahu.
DIPLOMAZIE. Una decisione, quella del presidente Trump, che però viene fortemente criticata dalle diplomazie mondiali, Cremlino in testa, il quale sottolinea come questa scelta “non sia di aiuto al processo di pace”. Intanto, il presidente russo Vladimir Putin discuterà della situazione con l’omologo turco Recep Tayyip Erdogan. Per l’Unione Europea la soluzione è “avere due Stati con Gerusalemme capitale di entrambi”, è stata la posizione espressa dall’Alto rappresentante della politica estera e di difesa dell’Ue, Federica Mogherini. Posizione che ha provocato la pronta e polemica replica di Israele, tramite il ministero degli Esteri dello Stato ebraico che ha espresso perplessità per le parole del capo della diplomazia Ue, sottolineando il fatto che affermare che Gerusalemme non sia la capitale d’Israele rappresenta la “negazione di un indiscutibile fatto storico”. (Roc – 7 dic)