“Vorrei che il trasporto pubblico di tutti i giorni diventasse sempre di più un obiettivo prioritario di tutto il Paese. Noi abbiamo fatto tanto, senza aver ereditato grandi progetti. Spero che questo lavoro non venga disperso nei prossimi anni”. Così in un’intervista al Corriere della Sera il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio che non nega “un ritardo storico non facile da recuperare. Un gap di infrastrutture, mezzi e organizzazione che produce danni enormi all’ambiente, alla vivibilità delle nostre città. Ed è una tassa occulta di oltre 1.500 euro l’anno per le famiglie degli “automobilisti per forza”. Ma non siamo stati certo fermi. Per i prossimi quindici anni, contando anche il cofinanziamento regionale, abbiamo stanziato 10 miliardi di euro che consentiranno di sostituire ogni anno 2.500 autobus vecchi e inquinanti con mezzi di nuova generazione. Negli scorsi 15 anni lo Stato aveva dato 500 milioni”. Sulla questione Roma, dove l’azienda del trasporti rischia il fallimento e si avvia al concordato preventivo, “siamo pronti a fare la nostra parte e con la sindaca c’è collaborazione. Dopodiché, se vuole la mia opinione, la strada migliore è mettere a gara il servizio. Su Roma non decido io ma la politica è di queste cose che si deve occupare”. Forse anche dei sondaggi. Il Pd continua a scendere, adesso è sotto il 25%. Preoccupato? “Per niente, i sondaggi vanno e vengono. Poco prima del voto del 2013 il centrosinistra veniva dato sopra il 40% e poi si fermò molto al di sotto. Certo, i distinguo e le divisioni delle ultime settimane non hanno aiutato”. Non vi resta che l’accordo con Berlusconi dopo il voto. “Lo escludo. Complessivamente il centrosinistra è ancora in grado di giocarsela con il centrodestra”. (11 dic – red)