Il Parlamento vive le sue ultime ore. Non così il governo, che resterà in carica fino al passaggio di consegne con chi gli subentrerà. Vincenzo Lippolis, costituzionalista e docente di Diritto pubblico comparato alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Napoli, spiega, in una intervista alla Stampa, che non sarà un governo dimezzato: “Assolutamente no. Si citano spesso formule usurate quali il ‘disbrigo degli affari correnti’ o la ‘gestione dell’ordinaria amministrazione’. Ecco, a ben vedere, è l’opposto. Dato che il Parlamento è sciolto, mancherà proprio l’ordinarietà di un governo, vedi la presentazione di un progetto di legge che non avrebbe senso perché le Camere non potrebbero esaminarlo. Al contrario, il governo resta saldo per fronteggiare un’eventuale straordinarietà, tipo un decreto legge per fronteggiare una calamità. Si possono anche convocare in via straordinaria le Camere per la conversione in legge. E poi ci potrebbero essere appuntamenti internazionali a cui il governo è tenuto a rappresentare l’Italia. Non è pensabile che ci sia una sedia vuota perché le Camere sono sciolte. A maggior ragione questo vale per un governo che non è stato sfiduciato”, “questo governo Gentiloni non ha subito il trauma di un voto di sfiducia del Parlamento o di uno sfilacciamento della sua maggioranza. Vedi il caso del Prodi II, nel 2008, che cadde perché gli mancò il voto del partito di Mastella e però da mesi si dibatteva con i trotzkisti che votavano la fiducia a singhiozzo. Ecco, al limite si può dire che quello era un governo ‘dimezzato’ perché reduce da un trauma politico. Non per Gentiloni, come non fu per il Berlusconi III, nel 2006. Andando all’indietro, ci sono molti casi analoghi a partire da De Gasperi. Sono governi che non vengono segnati da un voto di sfiducia ma che rassegnano le dimissioni per fisiologia del sistema”. (27 dic – red)