Con la fine di un 2017 molto intenso, arriva anche la fine della legislatura, con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella pronto a sciogliere le Camere. Eppure, assicura il premier Paolo Gentiloni, “l’Italia non si mette in pausa: il governo si rimette al presidente Mattarella, che detterà i tempi e i modi dei prossimi passaggi elettorali. Inizia la campagna elettorale ma il governo non tirerà i remi in barca: nei limiti delle prerogative concesse dalle leggi, il governo governerà”. Da qui al 4 marzo, data ormai quasi certa per le elezioni, ci aspetta dunque una campagna elettorale molto calda, ma anche un’attività di governo che non si fermerà: intanto però Gentiloni, nella conferenza stampa di fine anno, fa il punto sul lavoro fatto. A partire dalla fine, ossia dal biotestamento approvato e dallo ius soli saltato. “Quello dei diritti – dice – per quanto incompiuto, è stato un capitolo importante: abbiamo fatto le unioni civili, il biotestamento, l’accompagnamento per i disabili. Sono in parlamento da 16 anni, e da 16 anni sentivo parlare di queste cose”. E dalla legge di bilancio, approvata alle soglie del Natale: “La legge di bilancio approvata sabato scorso ha messo un buon punto sulla situazione della crescita: non siamo più il fanalino di coda dell’Europa, va cercato altrove. Resta un gap rispetto alla media dell’Eurozona, che dello 0,7% mentre prima era dell’1,2%. Abbiamo recuperato un milione di posti di lavoro perduti, la maggioranza dei quali a tempo indeterminato. Ma c’è poco da rallegrarsi: basta pensare ai giovani, al Sud, alle donne, al precariato: cose che lasciano pensare che ci sarà molto da lavorare nei prossimi anni”. Un altro tema molto attuale, sul quale il governo è stato molto criticato, è quelle relativo agli interventi di salvataggio delle banche popolari: “C’è chi dice che abbiamo messo soldi pubblici per salvare le banche: in realtà c’era da salvare il risparmio e il territorio, specie per banche di sistema, e abbiamo messo una frazione di quello che altri paesi hanno messo per salvare le loro banche – si difende Gentiloni – C’è chi dice che le banche italiane tuttora rappresentano un problema: il sistema italiano ha risolto da solo i propri problemi, sta riducendo i crediti deteriorati, lasciatelo lavorare. Noi vigileremo perché l’attività di risanamento prosegua”. Ma più in generale, spiega Gentiloni, la soddisfazione è quella di essere riusciti ad arrivare alla fine naturale della legislatura, perché “c’era di mezzo il pericolo di una sua brusca interruzione, che sarebbe stata grave, perfino devastante in un momento in cui il Paese si leccava le ferite. E’ stata una legislatura travagliata, ma anche fruttuosa a mio avviso: l’Italia si è rimessa in moto dopo la più grave crisi del dopoguerra. Il merito principale è delle famiglie italiane, delle imprese, del lavoro, di chi studia”. E adesso? “La prossima legislatura ha il compito di continuare la ripresa: sarebbe molto grave, irresponsabile, dilapidare gli sforzi fatti. Il mio governo era nato in circostante molto difficili, con la sconfitta del referendum e le dimissioni di Renzi, ma non abbiamo tirato a campare. Abbiamo fatto pochi annunci ma non abbiamo preso poche decisioni”.

