In una intervista al Corriere della Sera il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi fa il punto sulla sua proposta di flat tax per la quale, spiega, al momento è al vaglio il calcolo della “soglia più bassa possibile per applicare una forte riduzione fiscale soprattutto a vantaggio del ceto medio, mantenendo in ordine i conti pubblici. Poiché noi riteniamo che la flat tax determinerà un aumento e non una diminuzione del gettito, potremmo anche immaginare un’aliquota destinata a scendere nel tempo, man mano che si esplicheranno gli effetti della ripresa che deriverà dalla nostra riforma fiscale. Quello che è certo è che da subito vi sarà un sensibile vantaggio per i contribuenti”. E per spiegare come finanziare la misura fiscale il Cavaliere cita Kennedy: “’La verità paradossale è che le aliquote fiscali sono troppo alte e le entrate troppo basse, e il modo più sicuro per aumentare le entrate a lungo termine è quello di abbassare le nuove aliquote’. Sa chi lo disse? Non un leader conservatore come Reagan o la Thatcher, ma un presidente democratico amato dai progressisti di tutto il mondo come John Fitzgerald KennedY”. Secondo Berlusconi “la flat tax, proprio perché semplice e non gravosa, renderà molto più difficile e meno conveniente l’evasione e l’elusione. Stimiamo che farà emergere molto sommerso, quindi nuovo gettito. Insomma non va finanziata, si finanzia da sola e fa bene ai conti pubblici”. All’esecutivo Gentiloni, inoltre, il Cavaliere dà un voto “certamente insufficiente sul piano dei risultati. Il governo Gentiloni, al di là della personale cortesia del premier, è stato il quarto governo consecutivo sul quale gli italiani non hanno potuto esprimersi. Il crollo verticale dei consensi della sinistra dimostra il fallimento politico di questi governi”. E aggiunge: “Non credo che il problema del Pd sia Renzi: il problema è l’esaurimento della funzione storica di quel partito. Analogamente a quanto sta accadendo a tutti i partiti della sinistra classica in Europa, che sono in crisi dappertutto. Come in tanti altri Paesi europei, anche in Italia la sfida è fra i moderati come noi, che si riconoscono nei valori liberali e cristiani del Ppe, e movimenti ribellisti, pauperisti, giustizialisti, come i grillini”. Sulla operazione Liberi e uguali e sui due presidenti delle Camere che non si sono dimessi poi commenta: “Politicamente è la vecchia sinistra che si ripropone fuori dal tempo e dalla storia. Sul piano dello stile la scelta dei due presidenti non è elegantissima. Ma non è certo la prima volta. Molti di coloro che oggi criticano Grasso e la Boldrini difendevano a spada tratta un altro presidente della Camera, che nel 2010-2011 costituì addirittura un suo partito per far cadere il nostro governo”. (29 DIC – RED)