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A Lubiana spazio
alle Animazioni italiane

it@withub.it by it@withub.it
19 Gennaio 2018
in Archivio speciali - Mostre
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LUBIANA: “ANIMAZIONI ITALIANE”

Fa tappa all’Istituto italiano di cultura di Lubiana, fino al 2 febbraio, la mostra itinerante “Animazioni italiane”, partita nel 2016 da Trieste. In esposizione pupazzi, disegni originali, fotografie di 15 autori tra i più interessanti del panorama del cinema d’animazione italiano e che messi in sequenza costituiscono la base della lavorazione di un film, fotogramma per fotogramma, e che possiedono una qualità estetica anche quando considerati singolarmente. Il percorso espositivo presenta il disegno animato, la Scuola di Urbino, con opere di Roberto Catani, Gianluigi Toccafondo, Magda Guidi, Virginia Mori, Marco Capellacci; tecnica mista, puppet e sculture: Bologna, Firenze, Parma, Lucca, Pesaro, con lavori di Stefano Ricci, Alvise Renzini, Virgilio Villoresi, Francesco Vecchi, Beatrice Pucci; digital video – il Centro Sperimentale di Torino, Milano, Modena, Venezia con le opere di Michele Bernardi, Igor Imhoff, Martina Scarpelli, Mauro Carraro, Rino Stefano Tagliafierro. “Animazioni italiane”, un progetto curato da Paola Bristot e prodotto da Viva Comix, ha accompagnato come evento di anteprima il recente festival del cinema di animazione Animateka.

 

MASSA: GLI SCATTI “SURREALISTI” DI BART HERREMAN

Fino al 4 marzo  le sale del Palazzo Ducale di Massa ospitano la mostra fotografica di Bart Herreman “L’Irreale Realtà”, primo evento del nuovo ciclo espositivo 2018 sulla “comunicazione dell’arte contemporanea” promossa dal Comune toscano. Nelle foto di Herreman – fotografo belga trapiantato a Milano – traspare con forza la lezione dei “maestri” del surrealismo; nelle immagini sconnesse e connesse insieme, che dicono tutto e niente, insignificanti o piene di simboli troviamo il geometrismo impazzito o ordinato di Mirò lasciando all’osservatore la facoltà di decidere cosa vedere (vedi l’opera “Ivo”); da Ernst l’intreccio delle immagini e delle situazioni che spiazzano il pubblico che non riesce a “uscire” da quell’apparente illogicità (vedi l’opera “Mystic River”); da Magritte il piacere di giocare con le immagini combinando il reale con il fantastico (come ad esempio nell’opera “Smoke” dove una giraffa solitaria con la testa tra le nuvole “visita” il salone dei ricevimenti della Venaria di Torino); da Dalì la straordinaria capacità eclettica della “trasformazione” delle immagini.    

 

PAVIA: MELOTTI, LA MUSICA DIVENTA SCULTURA

Artista poliedrico– insieme scultore, pittore, ceramista, scrittore, grande appassionato di musica – Fausto Melotti (Rovereto 1901 – Milano 1986) è stato uno dei protagonisti dell’arte del Novecento. La mostra, mostra “Fausto Melotti. Quando la musica diventa scultura”, organizzata dalla Fondazione Cosso, fino all’11 febbraio al Castello di Miradolo, vuole sottolineare i due principali aspetti della ricerca dell’artista: da una parte i temi connessi alla sua profonda ispirazione musicale, dall’altra quelli con valenze più narrative, mitiche, favolistiche. Attraverso l’esposizione di oltre 80 opere – dalle ben note sculture in ottone e acciaio, alle raffinatissime ceramiche e alle opere dipinte, prevalentemente tecniche miste su carta (e anche su pannelli in gesso) – il percorso espositivo illustra il suo iter creativo, anche grazie ai suoi bellissimi pensieri ed aforismi. Una sezione centrale intitolata Assonanze, vede dialogare le sue opere con quelle di vari grandi artisti, in particolare quelli da cui è stato influenzato, e quelli di cui è stato amico: Fortunato Depero, Arturo Martini, Giorgio de Chirico, Giorgio Morandi, Paul Klee, Vassili Kandinsky, Joan Miró, Alexander Calder, Lucio Fontana, Osvaldo Licini, Atanasio Soldati, Ezio Gribaudo.  Il progetto artistico Avant-dernière pensée propone in occasione di questa mostra una propria riflessione sull’arte di Melotti, la musica e il tempo presentando un’inedita installazione sonora che ha come cuore le note e soprattutto i silenzi della rara partitura 44 Harmonies from Apartment House 1776, composta da John Cage nel 1976 (Fausto Melotti muore nel 1986, dieci anni dopo) e presentata nella versione per quartetto d’archi di Irvine Arditti.

 

MILANO: IL MONDO “FUGGEVOLE” DI TOULOUSE-LAUTREC

Fino al 18 febbraio Palazzo Reale di Milano celebra Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901) con una grande mostra monografica, dal titolo “Il mondo fuggevole”, che ne evidenzia l’intero percorso artistico e i tratti di straordinaria modernità. Il progetto espositivo conduce il visitatore a comprendere il fascino e l’importanza artistica del pittore bohémien che, senza aderire mai a una scuola,  seppe costruire un nuovo e provocatorio realismo, sintesi estrema di forma, colore e movimento. L’evoluzione stilistica dell’autore, di origine aristocratica ma testimone della Parigi dei bassifondi e delle case chiuse, viene delineata in tutte le sue fasi di maturazione, dalla pittura alla grafica, con particolare riguardo per la sua profonda conoscenza delle stampe giapponesi e per la passione verso la fotografia. In mostra sono esposte oltre 250 opere dell’artista ‘maledetto’, francese, con ben 35 dipinti, oltre a litografie, acqueforti e la serie completa di tutti i 22 manifesti provenienti dal Musée Toulouse-Lautrec di Albi e da importanti musei e collezioni internazionali e private.

  

FAENZA, CALZI: TRA SIMBOLISMO E LIBERTY

“Tra Simbolismo e Liberty: Achille Calzi” (al MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza fino al 18 febbraio) rappresenta il punto di arrivo di un importante lavoro antologico, mai prima condotto, su un artista cardine della storia culturale e della produzione simbolista e liberty del nostro paese, purtroppo prematuramente scomparso interrompendo, così, la sua instancabile ricerca stilistica. Achille Calzi (1873 -1919), personalità poliedrica e ricettiva, artista a tutto tondo, portavoce delle nuove istanze della modernità, fu figura importantissima non solo per la vita culturale di Faenza e della corrente Liberty italiana, ma artista attivo nella produzione e innovazione della ceramica applicata all’architettura e all’industria ceramica in Italia. Discendente da generazioni di artisti e maiolicari, fu pittore, disegnatore, direttore della Pinacoteca, del Museo Civico e della Scuola di Disegno e Plastica di Faenza, storico dell’arte e docente, collaborò con la manifattura faentina Fratelli Minardi nel 1903 e fu direttore per le fabbriche Riunite Ceramiche (1905-09) dove progettò, oltre a ceramiche d’uso, anche ceramiche per l’architettura, camini da salotto, piastrelle per esterni divenuti simbolo di un cambiamento linguistico e artigianale.

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