Anche i vescovi italiani scendono in campo in vista del voto del 4 marzo: “La campagna elettorale sta rendendo serrato il dibattito, ma non si può comunque scordare quanto rimanga immorale lanciare promesse che già si sa di non riuscire a mantenere. Altrettanto immorale è speculare sulle paure della gente: al riguardo, bisogna essere coscienti che quando si soffia sul fuoco le scintille possono volare lontano e infiammare la casa comune, la casa di tutti”. Sono le parole del presidente della Cei Gualtiero Bassetti che ha invitato i candidati alle prossime elezioni politiche alla sobrietà “nelle parole e nei comportamenti”.
RICHIESTE. Il presidente della Cei chiede politiche per le famiglie, oltre un milione e mezzo delle quali ridotte in povertà, per i giovani italiani “che vengono ingiustamente mortificati nel loro talento e duramente provati nelle loro aspettative di vita” e per il bene comune: “Per il futuro del Paese e dell’intera sua popolazione, da Nord a Sud, occorre mettere da parte le vecchie pastoie ideologiche del Novecento – ha sottolineato il cardinale – e abitare questo tempo con occhi sapienti e nuovi propositi di ricostruzione del tessuto sociale ed economico dell’Italia. In questa grande opera, è auspicabile l’impegno di tutte le persone di buona volontà, chiamate a superare le pur giustificate differenze ideologiche per raggiungere una reale collaborazione nel servizio del bene comune. E, se posso indicare un ambito privilegiato su cui impegnarsi, raccomando la scuola, dove si gioca la partita decisiva del percorso formativo dei nostri ragazzi. Di questa scuola sono parte integrante e qualificata le scuole pubbliche paritarie, ancora in attesa dell’adempimento di promesse relative a sostegni doverosi, da cui dipende la loro stessa sopravvivenza”.
L’ANATEMA. Bassetti non ha poi nascosto le sue perplessità su alcune uscite poco felici dei candidati alle prossime elezioni: “Bisogna reagire a una ‘cultura della paura’ che, seppur in taluni casi comprensibile, non può mai tramutarsi in xenofobia o addirittura evocare discorsi sulla razza che pensavamo fossero sepolti definitivamente. Non è chiudendo che si migliora la situazione del Paese”. E, chiarendo che “la Chiesa non è un partito e non stringe accordi con alcun soggetto politico”, ha aggiunto: “Voglio rivolgere a tutti i candidati un invito a riflettere sulla natura della vocazione politica. Perché di questo si tratta: una vocazione, una missione e non un trampolino di lancio verso il potere. Come ha scritto Francesco, ‘la politica, tanto denigrata, è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose di carità, perché cerca il bene comune’”. (Caf – 22 gen)