“Pronto? Risponde l’associazione combattenti e reduci”, “sto cercando il berretto da alpino”. Con una battuta Antonio Di Pietro, la cui candidatura è stata esclusa da Renzi in Molise, apre la sua intervista al Corriere della Sera. E precisa: “Mi hanno chiamato loro, mi hanno supplicato di candidarmi con il Pd in Molise. Fassino, Delrio, Emiliano, tutti in coro a pregarmi: ‘Antonio, candidati!’. Sono andato quattro volte al Nazareno”, “mi sono lasciato convincere dalle suppliche di Fassino e ho accettato di candidarmi, però sono stato chiaro”, “ho detto pensateci bene, perché se il segretario fa l’inciucio con Berlusconi io voto contro”, “io sono la prova provata, la cartina di tornasole del fatto che si va verso un accordo tra Pd e Forza Italia”. Chi andrà a Palazzo Chigi? “E chi vuole che ci vada? Renzusconi”. E risponde a Renzi da cui è stato definito “esponente di una cultura giustizialista che il Pd non ha mai apprezzato”: “Preferisce un pregiudicato alla Berlusconi piuttosto che un giustizialista alla Di Pietro. Quando ha capito che mi sarei opposto all’inciucio, ha rinunciato a vincere in Molise”, “io nella mia regione conto ancora un po’ e avrei potuto recuperare otto punti di svantaggio, arrivando al 30 per cento. Ma Renzi vuole tutti yes men”. Si dice quindi “amareggiato, per la mia terra e per il Pd. Sono loro che hanno bisogno di me, non io di loro”. E aggiunge: “Mi sono visto con Grasso e con Bersani, ma loro non hanno possibilità di vincere”, “io, come Prodi, non ho capito la forzatura isolazionista di Leu. Volevo ricucire il rapporto tra i fratelli coltelli di centrosinistra, ma sono armati di masochismo puro”. Infine conclude: “Se Prodi mi dice tappiamoci il naso e votiamo Renzi gli rispondo no grazie. Voglio un centrosinistra che vada oltre Renzi”. (1 feb – red)