BOLOGNA: OMAGGIO A KEITH HARING
A 60 anni dalla sua nascita, Bologna celebra Keith Haring (1958-1990), uno degli artisti statunitensi contemporanei più significativi del XX secolo, la cui popolarità è paragonabile a quella di Andy Warhol. Fino al 25 febbraio, nelle sedi della Pinacoteca Nazionale di Bologna, la mostra “Party of Life. Keith Haring, a vision”, presenta più di 60 capolavori dello street artist ucciso dall’Aids, provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private, molte delle quali inedite al grande pubblico. La mostra è volta a diffondere la conoscenza sulla vita e l’opera di Keith Haring, iconico pittore e astro della street art newyorchese, invitando ad una riflessione collettiva ispirata al suo messaggio sociale. L’esposizione vuole inltre commemorare il valore profondamente innovativo dell’opera di questo artista che ha lasciato la propria traccia in tutto il mondo con il suo linguaggio visivo unico e trasversale. Ad animare la mostra “Party of Life”, vi saranno numerosi eventi e collaborazioni: performance e flash mob in omaggio all’artista organizzati con studenti e performer, e laboratori e visite guidate. (red)
BOLOGNA: TOSCANINI “IN PRIMA LINEA”
“Arturo. Un Maestro in prima linea” va in scena al Conservatorio Giovan Battista Martini di Bologna, fino al 28 febbraio, realizzata dall’Assemblea legislativa regionale dell’Emilia-Romagna e curata dallo storico Pino Agnetti. I pannelli, già esposti nel periodo natalizio nei locali del Parlamento regionale, raccontano dell’impegno “umanitario” di Arturo Toscanini durante la Grande Guerra: del suo “lavoro” al fronte con concerti dedicati alle truppe, del suo rifiuto di cedere al più becero nazionalismo rifiutandosi di suonare “le musiche del nemico”, ovvero le opere di autori austro tedeschi, anche quando questi si chiamavano Mozart o Wagner. “La mostra racconta del grande valore umanistico della musica, del messaggio di pace e di amore universale che essa può portare”, spiega Simonetta Saliera, presidente dell’Assemblea legislativa regionale dell’Emilia-Romagna, che ricorda come “ci fa molto piacere la collaborazione con il Conservatorio Giovan Battista Martini di Bologna: questa è la prima tappa di un viaggio che Arturo. Un Maestro in prima linea sta per intraprendere in luoghi simbolo della nostra regione, ed è bello che parta di Bologna”. (PO / red)
MILANO: I DISEGNI DI FAUSTO MELOTTI
La Galleria Tonelli di Milano, fino al 28 febbraio, presenta venti disegni di Fausto Melotti (1901-1986), di cui 18 esposti per la prima volta assieme e databili ai primi anni ‘70, uno dei periodi più fecondi dell’artista trentino. Il percorso espositivo è inoltre arricchito da una ventina di sculture e ceramiche, come il Vaso Sole del 1950, i Bambini del 1953, il Cavallino del 1960, Il grande Contrappunto Piano, nella versione unica, del 1973, uno dei lavori più famosi e importanti dell’artista, o ancora vasi, ciotole e altre ceramiche degli anni ’50-‘60. Dei disegni in mostra, 17 sono stati utilizzati per accompagnare la pubblicazione dei due quaderni di “Linee” (rispettivamente nel 1975 e nel 1978) per la casa editrice Adelphi. Sono raccolte di aforismi acuti, pungenti, lirici e talvolta amari che l’artista aveva voluto raccogliere sinteticamente dopo quarant’anni di lavoro, e alla vigilia dell’ultima, felicissima stagione di attività. In questo contesto di rinnovata creatività, la pratica del disegno – come della grafica – diventa fondamentale: non tutti sono progetti di sculture, ma tutti possiedono quella particolare atmosfera di sottile narratività, e stilisticamente si ricollegano ai disegni d’anteguerra, molto più di quanto non si possano ricondurre le sculture degli anni ‘70 ed ’80 a quelle degli anni ‘30.
VENEZIA: RESIDENZA D’ARTISTA TRA I CONTADINI VENETI
Al Museo del Paesaggio di Torre di Mosto, in provincia di Venezia, la mostra collettiva “Il tesoro è sempre più grande di quello che hai stretto tra le mani” riunisce le opere dei giovani artisti Federica Landi (Rimini, 1986), Victor Leguy (San Paolo, 1979), Pedro Vaz (Maputo, 1977), Marco Maria Zanin (Padova, 1983). Grazie a un periodo immersivo passato nella zona rurale del Veneto orientale compresa tra i comuni di Torre di Mosto, Eraclea e Caorle, in provincia di Venezia, a stretto contatto con la popolazione locale, gli artisti hanno potuto operare una rilettura delle identità locali attraverso l’arte in dialogo con diverse discipline. La residenza di artista, da cui sono nate le opere ora in mostra, dal titolo “Humus Interdisciplinary Residence”, ha come scopo la contaminazione tra il mondo dell’arte contemporanea e quello di territori “al margine”, ancora estremamente legati al rapporto con l’agricoltura, le tradizioni del mondo contadino, il paesaggio. Se il lavoro di Pedro Vaz, paesaggista, si è centrato sulla rappresentazione di un tratto del fiume Livenza, Federica Landi, Victor Leguy e Marco Maria Zanin hanno deciso di focalizzarsi sulla rilettura e la narrazione in senso contemporaneo del patrimonio di oggetti appartenenti al Museo della Civiltà Contadina della piccola località di Sant’Anna di Boccafossa. Presentata anche una installazione collettiva di Landi, Leguy e Zanin secondo il modello del deMuseo, dispositivo che mira a ripensare l’idea tradizionale di museo inteso come ente conservativo statico, divenendo al contrario un “organismo” dinamico dove le esperienze collettive sono il fondamento per raccogliere ed elaborare la storia e la memoria locale, che possa fungere da volano per fortificare l’identità e la coesione sociale di un territorio. (PO / red)
MODENA: SUL TAPPETO DI FRANCO GUERZONI
“Motivi vaganti – Nuove trame” è un progetto di Franco Guerzoni in collaborazione con la Galleria Antonio Verolino di Modena, uno spazio che mette in dialogo le poetiche di alcuni importanti artisti del nostro tempo e la tradizione dell’arte tessile, con un’attenzione esclusiva alla produzione di arazzi e tappeti. La mostra, fino al 25 febbraio, si dispiega attorno a una grande opera – un tappeto interamente annodato a mano a Lahore, in Pakistan -, a partire da un progetto grafico di Guerzoni, la cui immagine (indefinita e movimenta come quelle di ogni lavoro dell’artista) diventa fulcro narrativo e il centro energetico di tutta l’esposizione. La sovrapposizione di toni e di colori che caratterizza ogni dipinto di Guerzoni, risultato di un “racconto del tempo” che prevede una fase di addizione, di costruzione della base materiale del dipinto attraverso strati successivi, e un’altra di sottrazione, scavo e rimozione, si traduce nel tappeto in una nuova dimensione materiale, in un diverso processo di emersione dell’immagine, grazie alla tecnica pot-dyeing che permette molte sfumature di colore, inoltre grazie alla particolare attenzione dedicata alle finiture e nello specifico nella rasatura di alcune aree dell’opera si ottiene la massima fedeltà al progetto dell’artista. (5 feb – PO / red)
