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La Manutenzione
dei Sensi
di Franco Faggiani

it@withub.it by it@withub.it
2 Febbraio 2018
in Archivio speciali - Libri
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LA MANUTENZIONE DEI SENSI DI FRANCO FAGGIANI

A un incrocio tra casualità e destino si incontrano Leonardo Guerrieri, vedovo cinquantenne, un passato brillante e un futuro alla deriva, e Martino Rochard, un ragazzino taciturno che affronta in solitudine le proprie instabilità. Le loro vicende sono narrate in nel romanzo “La manutenzione dei sensi” di Franco Faggiani (Fazi Editore). Leonardo e Martino hanno origini ed età diverse, ma lo stesso carattere appartato. Il ragazzo, in affido temporaneo, non chiede, non pretende, non racconta: se ne sta per i fatti suoi e non disturba mai. Alle medie, però, a Martino, ormai adolescente, viene diagnosticata la sindrome di Asperger. Per allontanarsi dalle sabbie mobili dell’apatia che sta per risucchiare entrambi, Guerrieri decide di lasciare Milano e traslocare in una grande casa, lontana e isolata, in mezzo ai boschi e ai prati d’alta quota, nelle Alpi piemontesi. Sarà proprio nel silenzio della montagna, osservando le nuvole in cielo e portando al pascolo gli animali, che il ragazzo troverà se stesso e il padre una nuova serenità. A contatto con le cose semplici e le persone genuine, anche grazie all’amicizia con il burbero Augusto, un anziano montanaro di antica saggezza, padre e figlio si riscopriranno più vivi, coltivando con forza le rispettive passioni e inclinazioni. Una storia positiva è al centro di questo romanzo che trabocca di umanità e sensibilità autentiche e che contiene una riflessione sul labile confine che divide la normalità dalla diversità. Un romanzo sul cambiamento, la paternità, la giovinezza, in cui padre e figlio ritroveranno la loro dimensione più vera proprio a contatto con la natura, riappropriandosi di valori irrinunciabili come la semplicità e la bellezza. L’autore vive a Milano e fa il giornalista. Ha lavorato come reporter nelle aree più “calde” del mondo; si è occupato di economia, ambiente, cronaca, sport e, negli ultimi anni, di enogastronomia. Ha scritto manuali sportivi, guide, biografie, saggi e testi di libri fotografici. Da sempre alterna alla scrittura lunghe e solitarie esplorazioni in montagna.

 

“L’ARTE DI RICOMINCIARE” SECONDO DON ROSINI

La vita è una serie infinita di inizi. Talvolta ripartire può diventare difficile. Addirittura si può arrivare a pensare, dopo un fallimento o una dura prova, che ricominciare sia impossibile. “L’arte di ricominciare. I sei giorni della creazione e l’inizio del discernimento” di don Fabio Rosini (Edizioni San Paolo) dimostra esattamente il contrario: ricominciare è possibile, sempre. Certo, non è facile. Si tratta di un’arte che va appresa con umiltà e con i piedi ben piantati per terra. A quest’arte vuole introdurci don Rosini. Lo fa con un percorso esistenziale e spirituale di rigenerazione e discernimento, scandito dai sei giorni del racconto della creazione. In questo primo capitolo della Bibbia, infatti, proprio perché sgorgato da un popolo che stava provando a ricominciare, c’è tutto quanto ci serve per ripartire. Perciò può essere per noi un testo “paradigmatico”. Bisogna però accettare di “coniugare” la Parola di Dio con la nostra vita. Così, a partire dalla scoperta delle prime evidenze del primo giorno e delle priorità del secondo, passando per i limiti del terzo, distinguendo ispirazioni da suggestioni, e capitalizzando grazie e umiliazioni, è possibile giungere a ricostruire la propria esistenza, liberandosi dal “falso sé”. L’autore, sacerdote romano dal 1991, attualmente Direttore del Servizio per le Vocazioni della Diocesi di Roma, è stato parroco e incaricato della pastorale interna per i dipendenti della Rai. Musicista prima di entrare in seminario, ha conseguito la Licenza in Sacre Scritture presso il Pontificio Istituto Biblico. Con i giovani ha iniziato nel 1993 il percorso sul Decalogo e sui conseguenti Sette Segni del Vangelo di Giovanni, che ha poi condiviso con tanti sacerdoti in Italia e all’estero. Collaborando con coppie sposate e sacerdoti, don Fabio ha vissuto varie altre esperienze di educazione cristiana, non ultimi i corsi vocazionali e i corsi di preparazione remota e prossima al matrimonio. Commenta regolarmente il Vangelo domenicale per la Radio Vaticana da più di dieci d’anni e ha iniziato anche il commento per il settimanale Famiglia Cristiana. Ha proposto molte serie di trasmissioni su tematiche bibliche e spirituali. Tiene il corso su “Il potere comunicativo della Bibbia” presso la Pontificia Università della Santa Croce.

 

PAOLO BROGI RACCONTA IL ‘68

Da Roma a Berlino, passando per New York, Parigi, Tokyo, Milano, Chicago, Trento, Pisa, Torino, Dakar, Rawalpindi, Belgrado, Praga, Varsavia, Istanbul, Rio de Janeiro, Città del Messico, il racconto di quella stagione insuperabile di speranze e rivolta che fu il ’68 nel libro “’68 ce n’est qu’un début. Storie di un mondo in rivolta” di Paolo Brogi (Imprimatur). Un anno che ha segnato il mondo intero e che a mezzo secolo di distanza fa ancora parlare di sé, ripercorso in un caleidoscopio di situazioni con la voce dei suoi protagonisti, attraverso una raccolta minuziosa di preziosi frammenti e immagini, con storie inedite e testimonianze di chi c’era. L’occupazione di Palazzo Campana a Torino, il Vietnam Kongress a Berlino, la Columbia University e i Weathermen negli Stati Uniti, i contadini e gli studenti giapponesi a Narita, i cattolici dell’Isolotto a Firenze e la scuola di Barbiana, il contro-quaresimale a Trento, le comuni, il liceo Parini occupato a Milano e il Mamiani a Roma, gli scontri e i ferimenti alla Sapienza, la scoperta che alla Fiat si può scioperare, gli operai di Latina che si ritrovano cantando Azzurro, quelli della Bicocca in lotta contro il cottimo e quelli dell’Henraux che scaricano blocchi di marmo in mezzo alle strade, gli Uccelli di architettura a Roma, i terremotati del Belice caricati dalla polizia, la contestazione al Festival di Venezia, la quattro giorni di Chicago, i roghi umani a Varsavia contro l’imperialismo russo, Valdagno e la statua di Marzotto buttata giù, il Maggio francese, i braccianti ammazzati ad Avola, le manifestazioni in Brasile, la strage di Tlatelolco, la Scala, la Bussola e tanto ancora. Con 250 minibiografie di chi c’era, la cronistoria e un tributo alle vittime del ’68. Con foto di Uliano Lucas, Silvio Pasquarelli e Sergio Gattai. Paolo Brogi, giornalista, nel ’68 era a Pisa. Ha lavorato a “Reporter”, “L’Europeo”, “Il Corriere della Sera”. Ha un blog, www.brogi.info. Tra le sue ultime pubblicazioni per Imprimatur: Uomini e donne del Sud (2012), Eroi e poveri diavoli della Grande Guerra (2014), Ho avuto un’idea (2015) e Impiccateli! (2016).

 

AMEDEO ANELLI E LA “NEVE PENSATA”

Solo la neve sa trattenere la pace ed il ricordo ed i nutrimenti della terra viva di stagioni e di corpi vivi di terrori e di affetti. La nebbia e la neve, la pioggia e i rami accadono sulla riva del Po, ma vengono letti nell’eco del silenzio della Siberia, nella santa madre Russia. Amedeo Anelli, che nasce dove vennero alla luce i «Quaderni Piacentini», presso Vicolo del Pavone, è il traghettatore poetico dei sopracitati odierni remoti. Ama, legge e traduce dal russo ma vive dove tutti i fiumi si radunano a viaggiare. Con un grande flash della discrezione, fuori da ogni frequentazione dell’ostentato presenziare, Anelli dà fiato a questa sintesi in “Neve pensata” (Mursia): una visione in filigrana, dove la coralità dei saperi interagisce con i livelli possibili di lettura dei suoi testi. Viene data voce al silenzio e reso visibile un panorama che, tolto all’adiposità dei colori, si prosciuga disegnando con matita bianca su cielo grigio, cantando con la voce del rigore una natura esposta come una rete ad asciugare al vento. Gutta cavat lapidem. L’autore distilla parsimoniosissimo la sua tormentata quiete. L’uomo che ha dato vita e conduce in un implacabile sesto grado la rivista “Kamen’”, rosa del deserto delle pubblicazioni poetiche non solo italiane, qui ci dà finalmente un compiuto autoritratto del naturale, nelle sue pagine brevi di un unico monocromatico capitolo. Amedeo Anelli è nato a Santo Stefano Lodigiano nel 1956, ma vive a Codogno. Si occupa di poesia, filosofia e critica d’arte collaborando con artisti, centri culturali e istituzioni, e organizzando molti cicli di mostre e altre manifestazioni. Ha pubblicato numerosi cataloghi, libri d’arte con artisti di fama internazionale, libri d’artista e opere di divulgazione. Ha fondato e dirige dal 1991 la rivista internazionale di poesia e filosofia “Kamen’”. Dal 2000 è membro del Corpo Accademico dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia e dal 2009 fa parte del comitato scientifico internazionale della rivista slovena “Poetikon”. I suoi scritti sono tradotti in russo, francese, svedese, tedesco, inglese, portoghese, sloveno, rumeno.

 

 “LO SPARTITO DEL MONDO” SECONDO GIOVANNI BIETTI

La storia multiculturale degli ultimi cinquecento anni in musica: dall’opera al jazz afroamericano, dalla Suite alla world music, lo straordinario potere di questa lingua universale di attraversare lo spazio e il tempo e far dialogare culture lontane. In “Lo spartito del mondo. Breve storia del dialogo tra culture in musica” (Laterza), Giovanni Bietti ci accompagna, pagina dopo pagina, in un viaggio in quella sorta di lingua cosmopolita che è la musica: una lingua capace di mescolare, intrecciare, fondere le diverse tradizioni a qualsiasi latitudine. Da Orlando di Lasso agli ideali pacifisti e universali che hanno ispirato musicisti settecenteschi come François Couperin, ottocenteschi come Beethoven o novecenteschi come Béla Bartók, fino alle sperimentazioni contemporanee che coinvolgono le culture e le sonorità extraeuropee, la musica si rivela un mezzo di scoperta del mondo. Un modo per imparare a valorizzare le differenze, un’esperienza di sintesi e di arricchimento. Perché la musica può dirci molto su di noi, sugli altri, sul mondo. Bietti, compositore, pianista e musicologo, è considerato uno dei migliori divulgatori musicali italiani. È uno degli autori e conduttori delle Lezioni di Musica, seguitissima trasmissione di Rai Radio3, e tiene regolarmente concerti-conferenze presso molti dei più prestigiosi Enti italiani: il Teatro alla Scala, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e il Teatro dell’Opera di Roma, il Teatro La Fenice di Venezia, il Teatro Regio di Torino, il Festival Mito-Settembre Musica di Torino e Milano, il Teatro Petruzzelli di Bari, l’Orchestra da Camera di Mantova, il Festivaletteratura della stessa città, il Teatro Lirico di Cagliari, il Teatro Massimo e l’Orchestra Sinfonica Siciliana di Palermo. Come pianista e compositore si è esibito nei principali Festival italiani di musica contemporanea e collabora con artisti di fama internazionale. Per Laterza è autore di Ascoltare Beethoven (2013) e Mozart all’opera (2015).

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