“Mi vengono i brividi”, “la violenza razzista è ormai un fiume senza argini, prodotto di una pazzia collettiva sapientemente alimentata dai seminatori d’odio”, “mi sembra di rivivere cose orribili del passato”. Così la senatrice a vita Liliana Segre, ottantasettenne testimone dell’Olocausto, in una intervista a Repubblica sulla vicenda di Macerata. Sottolinea poi che un ventre molle del paese contaminato da fascismo e razzismo “è sempre esistito. Solo che nel dopoguerra ci si vergognava di tirarlo fuori. Il lutto e la disperazione provocati dai totalitarismi creavano una sorta di pudore intorno a certe tendenze, liquidate come oscene. Il tempo ha cancellato la memoria delle tragedie. Ed ecco ora riaffacciarsi violentemente queste pulsioni razziste e xenofobe”. E dei commenti giunti da ambienti di destra e leghisti dice: “Ci mancava che applaudissero agli spari. Che vergogna. Ci sono uomini politici che non hanno più timore di evocare la ‘razza bianca’, addirittura denunciano un complotto per la sostituzione etnica”, “il meccanismo che dà vita al mito del complotto ha sempre gli stessi tratti: si sospetta che siano in atto terribili piani misteriosi rispetto ai quali la gente comune resta all’oscuro finché vincono gli artefici della macchinazione. Quindi bisogna annichilire l’avversario finché si è in tempo”. Quindi conclude che in momenti di crisi come questi “si inventano capri espiatori su cui sfogare risentimento e paura. La rabbia oggi si respira per strada. La si vede non solo negli episodi eclatanti come la ‘caccia al nero’ di Macerata, ma anche nella quotidianità. Bastano un sorpasso azzardato o un parcheggio maldestro. Basta una finestra che sbatte e si accoltella il vicino. Su questo terreno intervengo i maestri della politica e del web assai abili nello spargere veleno e nel catturare l’attenzione. Anche perché la lezione dell’odio è molto più facile di quella dell’amore. Ha presa su platee più ampie”, “la campagna antisemita non è nata da un giorno all’altro il 18 settembre del 1938, quando Mussolini annunciò a Trieste le leggi razziali. Prima c’erano state le barzellette, le boutade, le caricature con il naso adunco e le orecchie a sventola. Gli ebrei ridotti a macchietta grottesca”. E conclude: “Contro la xenofobia non credo tanto nell’efficacia delle leggi, ma nel potere dell’educazione. Quello di cui mi farò carico sarà un progetto per la scuola” e “vedrà che la parola razza verrà cancellata dalla Carta. Sarebbe un ottimo segnale”. (5 feb – red)
