“L’Italia sta emergendo da un periodo difficile, con poche certezze. Perciò molti italiani sono, comprensibilmente, arrabbiati. I partiti colgono questo stato d’animo e cercano di volgerlo a proprio vantaggio. Vedo polemiche più che proposte, ma dopo le elezioni le acque dovrebbero calmarsi. II vero pericolo è che gli eccessi polemici alimentino l’astensionismo: confidiamo nella maturità degli italiani”. Così l’ex presidente della Cei Camillo Ruini in una intervista al Corriere della Sera nella quale, interrogato sulla bocciatura del referendum costituzionale nel dicembre 2016, risponde: “Farei meglio a non rispondere: la domanda ha un taglio troppo politico. Ma voglio essere sincero, sperando di non essere equivocato. Sono contento che la Costituzione non abbia subito le modifiche sottoposte a referendum, anche per il contesto nel quale venivano a collocarsi. Ciò non significa che la Costituzione non necessiti di aggiornamenti”. Come spiega la vittoria dei no? “Forse il fattore più rilevante è stato il rifiuto della prospettiva di un uomo solo al comando”.Inoltre aggiunge che a livello politico “c’è una fase nuova, nella quale i cattolici rischiano di essere sempre meno rilevanti, nonostante il loro grande contributo alla vita sociale. Per evitare questo esito, è indispensabile potenziare le capacità di tradurre la fede in cultura e in azione politica”. Poi archivia come “una triste deviazione” la legge sul fine vita e le unioni civili: “Come posso ritenerlo un passo avanti? E una triste deviazione. La sacralità della vita e il matrimonio sono alle fondamenta della nostra civiltà: non per nulla sono stati a lungo un patrimonio condiviso. Ha poco senso lamentarsi del decadimento morale dell’Italia e poi approvare leggi del genere”. (8 feb – red)
