Attenzione alle collusioni tra mafia e politica, specie in vista delle elezioni del 4 marzo, perché “alcune candidature sono semplicemente dei segnali a qualcuno per portare dei voti, e se il consenso delle mafie oggi è diventato così importante lo è perché ogni giorno sembra sparire il consenso buono. L’astensionismo è il primo regalo alle mafie”. Lo dice la presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi, che oggi ha presentato la relazione finale dei lavori della commissione stessa sferzando in maniera piuttosto diretta i partiti politici: “Occorre che movimenti e forze politiche dimostrino, in modo autonomo, prima ancora delle indagini della magistratura, di aderire a criteri di candidabilità più stringenti, rispetto alla normativa attuale, indicati nel nostro codice di autoregolamentazione – ha detto – Il rispetto delle garanzie costituzionali non può diventare un alibi per tollerare situazioni opache e di compromissione con il malaffare e la criminalità organizzata. Il numero crescente di comuni sciolti per mafia e di procedimenti a carico di amministratori ed esponenti della politica locale, il trasformismo politico e il clientelismo su cui fa leva il voto di scambio, impongono una seria riflessione sulla moralità del sistema e sulla tenuta del principio di rappresentanza”. Bindi ha sottolineato l’assenza dei leader politici, al contrario delle istituzioni, alla presentazione della relazione, spiegando poi che “noi crediamo che l’impianto normativo del 41bis sia adeguato, chiediamo solo di capire come sia cambiata la mafia. Bisogna fare un lavoro sempre più raffinato in questo senso”. E demandando alla prossima legislatura quanto di incompiuto è ancora rimasto nel lavoro della commissione: “I responsabili della stagione delle stragi non sono solo dentro le mafie, ci sono responsabili anche in altri settori. Spero che la prossima commissione sappia far luce anche su questo versante, individuando le responsabilità politiche”.
(PO / Sis)