TORINO: I GUERRIERI COLORATI DI ZHANG HONGMEI
I guerrieri colorati di Zhang Hongmei, une delle artiste più originali ed interessanti della scena contemporanea cinese, già ospite recentemente della Biennale di Venezia, a Torino con tre location diverse e tre progetti diversi in contemporanea con le sue installazioni, quadri, sculture, bronzi, vasi e gioielli. Fino al 30 marzo, presso il Cortile dell’Università di Torino, è possibile visitare la grande installazione “Urban Colors and Xi’an Warriors”. Il progetto, realizzato specificatamente per l’Università di Torino, è una riflessione sul tema del colore nella vita urbana e di come proprio il colore possa mutare la percezione degli spazi e dei luoghi. Le colonne del maestoso cortile, rivestite da Zhang Hongmei di colorate tarsie, in stoffa, rendono ancora più suggestivo, un luogo, già splendidamente connotato, ed evidenziando in maniera straordinaria la splendida prospettiva del colonnato. Fino a domenica, presso la Galleria d’Arte Pirra, è possibile conoscere il percorso artistico di Zhang Hongmai ed il suo tentativo di coniugare l’arte tradizionale cinese e le tecniche della tradizione popolare con la modernità. Infine fino al 10 aprile è possibile visitare la mostra “Oriente in Piemonte: ori e tesori di Zhang Hongmei e progetti della scuola orafa”: il risultato del felice incontro tra l’artista cinese e gli allievi della Scuola Orafi Ghirardi. Da questo incontro, avvenuto alcuni mesi or sono, è scaturito il progetto di una collaborazione, che proseguirà nel tempo, tra l’artista e gli allievi, che si sono ispirati reciprocamente. Il primo risultato di questo incontro, sono i progetti qui esposti insieme ad alcuni gioielli realizzati da Zhang Hongmei per Cleto Munari. La mostra, dopo la tappa torinese, proseguirà anche in Cina.
MILANO: CARAVAGGIO SECONDO OMAR GALLIANI
Le Gallerie d’Italia – Piazza Scala a Milano, in occasione della mostra “L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri”, presentano anche la monografica “Intorno a Caravaggio” che ha per protagonista Omar Galliani, artista le cui opere rendono chiaro omaggio al dialogo, alla reciprocità e alla sua passione verso il maestro seicentesco. Il rapporto con il Merisi, del resto, è stato gradiente fondante del lavoro di Galliani fin dagli inizi della sua fortunata avventura artistica: originalissimo e peculiare interprete del nostro tempo, l’artista ha legato il suo fare, fatto di un disegno avvincente che si anima tra un chiaro-scuro capace di avvolgere con la sua diafana bellezza lo sguardo di chi osserva, all’esperienza caravaggesca, verso la quale ha un debito di sentimento e di forma, di contenuto e di potenza evocativa, che ne hanno ispirato il suo potente segno. Il valore simbolico della luce, le interpretazioni spaziali, l’importanza della suggestione dei materiali e le trasfigurazioni formali delle immagini portano Galliani a rendere significati inediti dell’espressività caravaggesca cui si ispira, accostandosi ad una lettura personalissima e, per questo, di forte pathosespressivo ed emotivo.
ROMA: IL SEGNO DELL’ARTE AL TEATRO DELL’OPERA
Al Museo di Roma, a Palazzo Braschi, la mostra “Artisti all’Opera. Il Teatro dell’Opera di Roma sulla frontiera dell’arte. Da Picasso a Kentridge (1880-2017)”, fino all’11 marzo racconta l’infinita bellezza dei suoi allestimenti, figli del lavoro intrecciato di alcune tra le più grandi figure dell’arte del Novecento: da Pablo Picasso a Renato Guttuso, da Giorgio De Chirico ad Afro, da Alberto Burri a Giacomo Manzù, da Mario Ceroli ad Arnaldo Pomodoro fino ad arrivare a William Kentridge. È raccontata la storia di un teatro, l’Opera di Roma, che ha sempre camminato sul filo rosso di un rapporto cercato e trovato con l’arte figurativa, portando quindi alla vista dello spettatore scene e costumi nati dal genio di grandi artisti, così come piccoli capolavori inusuali, bozzetti, figurini (ovvero i disegni dei singoli personaggi), maquette (i modellini delle scenografie), fino a pezzi di inestimabile valore, come il sipario lungo 15 metri dipinto da De Chirico per un Otello rossiniano. La mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dalla Fondazione Teatro dell’Opera di Roma in collaborazione con la Fondazione Cineteca di Bologna. (red)
ROMA: CAPOLAVORI “CAPOSTIPITI” DEL FUTURISMO
La Galleria Russo di Roma presenta la mostra “La ricerca della modernità. Opere dal Divisionismo al Futurismo” fino al 15 marzo. Un percorso autentico nella pittura italiana dei primi anni quaranta del ‘900 che ripercorre il panorama artistico dalle suggestioni crepuscolari alle avanguardie, per approdare nelle più mature derivazioni del Futurismo.La mostra muove da quattro capolavori che, realizzati sull’onda di suggestioni crepuscolari, preludono al Futurismo: il ritratto di Duilio Cambellotti eseguito da Giacomo Balla ed intitolato Il cesellatore (1905), l’Autoritratto con cappello realizzato nel 1904, La falsa civiltà da Duilio Cambellotti (1905-1907) emblema della forza della denuncia sociale. Lo splendido Controluce di Umberto Boccioni, eseguito nel 1910, rappresentazione prototipica della poetica divisionista, proveniente dalla Collezione Guggenheim di Venezia e presente già nella collezione di Margherita Sarfatti.Il racconto espositivo, suddiviso per decadi, prosegue con la testimonianza dei maggiori esponenti del ’900 italiano.Oltre a Balla, presente con un’affascinante Velocità su carta (1913) e con lo scenografico Canto patriottico in Piazza di Siena (1915), Boccioni, del quale sarà esposta una raccolta di rare tempere ed incisioni eseguite entro il 1907, Severini con la Natura morta davanti a una finestra del 1928 ed opere di Gerardo Dottori, Carlo Erba, Enrico Prampolini, Carlo Carrà, Antonio Marasco, Arnaldo Ginna, Thayaht. Inoltre quali icone del successo delle avanguardie nei decenni successivi saranno in mostra: di Mino delle Site, Tato, Renato Di Bosso, Domenico Belli, Fortunato Depero, Julius Evola, Bruno Munari e Alfredo Ambrosi.
PADOVA, RIVOLUZIONE GALILEO
Dopo Galileo nulla fu come prima. E non solo nella ricerca astronomica e nelle scienze, ma anche nell’arte. Con lui, il cielo passa dagli astrologi agli astronomi. La mostra “Rivoluzione Galileo. L’arte incontra la scienza” a Palazzo del Monte di Pietà, fino al 18 marzo 2018), concepita da Giovanni C.F. Villa per la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo racconta, per la prima volta, la figura complessiva e il ruolo di uno dei massimi protagonisti del mito italiano ed europeo. Dalla mostra emerge l’uomo Galileo nelle molteplici sfaccettature. Dal Galileo virtuoso musicista ed esecutore al Galileo artista, tratteggiato da Erwin Panofsky quale uno dei maggiori critici d’arte del Seicento; dal Galileo imprenditore – non solo il cannocchiale ma anche il microscopio o il compasso – al Galileo della quotidianità. Per documentare “Rivoluzione Galileo” Giovanni C.F. Villa riunisce in Palazzo del Monte di Pietà a Padova un numero impressionante di opere d’arte, a partire dagli splendidi acquerelli e schizzi dello stesso Galileo, che mostrano la sua altissima qualità di disegnatore. Nel 1610 Galileo pubblica il Sidereus Nuncius, e un effetto immediato si può scorgere nella celebre Fuga in Egitto di Adam Elsheimer, prima raffigurazione della Via Lattea. Giovanni C.F. Villa porta i visitatori anche dentro alla “costruzione” del mito galileiano in epoca ottocentesca. Si era nel 1841 quando il Granduca Leopoldo II di Lorena costruiva, in Palazzo Torrigiani, la Tribuna di Galileo, straordinario ambiente immaginato quale sintesi iconografica della scienza sperimentale, da Leonardo a Galileo. (red)
FIRENZE: TESSUTO E RICCHEZZA NEL TRECENTO
Presso la Galleria dell’Accademia di Firenze, fino al 18 marzo, la mostra “Tessuto e ricchezza a Firenze nel Trecento. Lana, seta, pittura” presenta l’importanza dell’arte tessile a Firenze nel Trecento, sia dal punto di vista economico che nel campo della produzione artistica e nei costumi della società del tempo. La qualità della lana ed in seguito della seta dei prodotti fiorentini raggiunse, nonostante i costi molto alti delle materie prime e dei coloranti, un livello di eccellenza, tale da imporsi in Europa, a dispetto delle guerre, delle frequenti epidemie, nonché delle crisi finanziarie e dei conflitti sociali. Le lussuose stoffe fiorentine erano richieste in tutto il vecchio continente raggiungendo anche le mete più lontane, dal Medio Oriente all’Asia, dalla Spagna alla corte del sacro romano impero di Praga, dalla Sicilia fino al mar Baltico. Si trattava, insomma, di un fenomeno di straordinaria diffusione geografica e di prestigio senza eguali. La lavorazione dei tessuti diviene ben presto la base dell’enorme ricchezza della città, che consentiva investimenti d’importanza cruciale non solo nello stesso settore, ma anche nei beni di lusso e nel campo dell’architettura e della produzione artistica, basta ricordare i cantieri dei più importanti edifici pubblici e religiosi del tempo come la grande cattedrale di Santa Maria del Fiore o del Palazzo della Signoria. Le grandi corporazioni del settore, della Lana e della Seta, l’Arte di Calimala e di Por Santa Maria, oltre ad essere strutture portanti dell’economia divengono autentici detentori del potere politico nonché straordinari committenti d’arte. Gli artigiani e i pittori, in particolare, trovarono ampia ispirazione dalle stoffe e dalla moda del tempo, tanto da “trasferire” le lussuose trame dei tessuti nelle tavole e negli affreschi custoditi in città così come sarà possibile riscontrare nelle sfavillanti opere tessute e dipinte che saranno visibili nell’esposizione.
