I livelli di povertà minorile in tutta Europa sono molto alti. I dati Eurostat evidenziano che circa 25 milioni di bambini sono a rischio povertà o esclusione sociale. Dal 2007, anno di inizio della crisi, la quota dei minori a rischio di povertà è cresciuta, seppur con andamenti altalenanti, fino al 2012 (anno in cui ha raggiunto il suo apice con 26,4 milioni di under 18 in povertà), ma a partire dal quale essa ha cominciato a scendere, senza interruzioni, fino al 2016. È quanto emerge dalla ricerca “La povertà minorile ed educativa. Dinamiche territoriali, politiche di contrasto, esperienze sul campo”, realizzata da SRM (Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) con il supporto di Fondazione Banco di Napoli e Compagnia di San Paolo e presentata questa mattina presso la sede della Fondazione Con il Sud. I fattori che influenzano il rischio di povertà dei minori sono molteplici. La struttura della famiglia, ad esempio, i nuclei monogenitoriali (48,1%) e quelli composti da entrambi i genitori ma dove sono presenti tre o più minori a carico (32,2%) rappresentano le tipologie familiari a maggiore rischio. Come pure l’intensità lavorativa della famiglia; i minori che vivono in famiglie a molto bassa e bassa intensità di lavoro sono a maggior rischio di povertà di coloro che vivono in famiglie a media ed alta intensità lavorativa. (UE / Peg)