Alla presenza del Presidente della Fondazione Musica per Roma Aurelio Regina, dell’Amministratore Delegato José R. Dosal e del curatore Marino Sinibaldi è stata presentata la nona edizione di Libri Come Festa del Libro e della Lettura. Partirà giovedì 15 marzo, e durerà fino a domenica 18 marzo, la manifestazione curata da Marino Sinibaldi, Michele De Mieri e Rosa Polacco e prodotta da Fondazione Musica per Roma, che porta a Roma libri, autori, editori, lettori, in una grande Festa del Libro e della Lettura che per quattro giorni invade gli spazi e le sale dell’Auditorium Parco della Musica. Il tema di quest’anno sarà Felicità, parola bella e ingombrante, ricca di significati e di contraddizioni, di possibilità e promesse, individuali e collettive. Come ogni anno gli appassionati dei libri potranno “sfogliare” il tema che sarà al centro di lezioni, presentazioni, dialoghi, reading, e come sempre trovare le novità, i libri più attesi, e quelli che già fanno parlare lettori e addetti ai lavori. Non mancheranno gli incontri per le scuole, le mostre, gli spettacoli. Come lo scorso anno Libri Come inizia con un’originale inaugurazione in collaborazione con le Biblioteche di Roma: in 10 biblioteche sparse per i quartieri della città verranno presentati 10 libri da 10 scrittori, tutti in contemporanea alle ore 18. Inoltre grande novità di quest’anno, prima dell’inizio ufficiale della festa, due anteprime a Milano, a Tempo di Libri, e a Roma nel nuovo spazio WEGILL di Trastevere con il romanziere irlandese Roddy Doyle. Nella serata finale il tema della Festa, Felicità, incontra la musica, il costume e la politica del ’68, nel cinquantenario del fatidico anno. L’evento è in collaborazione con Webnotte, tanta musica dal vivo e riflessioni, con la partecipazione di Ernesto Assante, Gino Castaldo, Luciana Castellina, Marco Damilano, Paolo Mieli.
EDUCARE ALL’AMMIRAZIONE. DI SÉ, DELL’ALTRO, DELLA TERRA
“Educare all’ammirazione. Di sé, dell’altro, della Terra” è l’ultimo libro del professor Bruno Rossi, docente di Pedagogia nel dipartimento di Scienze della formazione, scienze umane e della comunicazione interculturale della sede di Arezzo dell’Università di Siena. Edito da Pensa Multimedia, nella collana “Pedagogie e didattiche”, il testo analizza il sentimento di ammirazione come mezzo per “porre tra parentesi pensieri prevenuti e luoghi comuni, limitare boria e invidia, prepotenza e dominio, pessimismo e apatia”. Un sentimento, come si legge nella quarta di copertina, che permette di “superare i confini soggettivi per concedere spazio ai pensieri dell’anima, ai ragionamenti del cuore, alla conoscenza poetica”. “Mediante la pratica del sentimento dell’ammirazione il sé, l’altro, il mondo infrangono la soggettiva esperienza, rendono inutili previsioni, calcoli, prevenzioni e aspettative, la persona può aprire la mente e il cuore al non-ancora, può compiere uno slancio verso ciò che la sor-prende, che la supera, che è potenzialmente virtuoso.” “Ammirare rende possibile scorgere il sé, l’altro e il mondo, accorgersi della presenza e della continua novità di sé, dell’altro e del mondo, apprezzare sé, l’altro e il mondo, prendersene cura.” Il professor Rossi si è occupato per anni di ricerca in pedagogia e ha scritto numerosi saggi tra cui “Il lavoro felice. Formazione e benessere organizzativo”; “Pedagogia della felicità”; Pedagogia dell’arte di vivere. Intelligenze per una vita felice”. Gli interessi di ricerca più recenti di Rossi riguardano la tematizzazione pedagogica delle emozioni e dei sentimenti, l’educazione affettiva in ambito scolastico ed extrascolastico, i contesti organizzativi, il lavoro come esperienza di formazione e gli ambienti di lavoro che favoriscono processi di apprendimento e processi di costruzione della conoscenza.
LIMONOV IN ITALIA A MAGGIO PER PRESENTARE LA SUA AUTOBIOGRAFIA
Dopo 23 anni Eduard Limonov esce dalla Russia e come prima meta sceglie l’Italia. L’intellettuale dissidente, tornato in possesso del suo passaporto in questi giorni, sarà infatti in Italia a maggio per un tour in occasione dell’uscita della sua autobiografia, “Zona Industriale”, per l’editore Sandro Teti. Il primo appuntamento è al Salone internazionale del libro di Torino, dove sarà intervistato sabato 12 maggio dal direttore di Radio Tre, Marino Sinibaldi. Dopo i fasti di “Limonov”, la biografia romanzata che Emmanuel Carrère gli dedicò nel 2011, la prima autobiografia dell’autore sarà nelle librerie italiane nei prossimi mesi. Un “romanzo moderno”, così lo definisce Eduard Limonov, che attraversa gli episodi più rilevanti della propria vita, avvenuti prevalentemente dopo la sua scarcerazione, nel 2003. “Zona Industriale” non racconta solo una storia personale, ma descrive inoltre la radicale trasformazione della società postsovietica ai margini dei centri urbani: i nipoti degli operai delle fabbriche che dismettono e vendono i propri appartamenti, acquisiti dalla nuova borghesia, le vie del quartiere che si trasformano, riempiendosi di auto di grossa cilindrata, negozi e uffici, dando il senso di un rapido cambiamento. Dopo l’appuntamento al Salone del libro di Torino Limonov proseguirà il tour incontrando, nei giorni successivi , pubblico e la stampa anche a Milano, Vicenza e Roma.
FRANCESCO IL RIBELLE, L’ULTIMO LIBRO DI PADRE ENZO FORTUNATO
E’ uscito il 27 febbraio in tutte le librerie l’ultimo libro di padre Enzo Fortunato, “Francesco il ribelle”, una nuova biografia del Santo di Assisi, con la prefazione del Segretario di Stato Vaticano, Cardinale Pietro Parolin. Il volume – sottolinea una nota della Sala stampa del Sacro convento di Assisi – risponde alla domanda sul perché tutti sono affascinati dalla figura di San Francesco, dalla sua vita e dalle sue azioni. In queste pagine – continua la nota – si delineano i luoghi che Francesco ha visitato, i gesti e il linguaggio con cui ha formulato il suo messaggio, esplicitando la sua rivoluzione culturale. Francesco è l’uomo moderno, come moderna è la lingua che usa. L’attualità del pensiero e dell’azione del Santo di ieri sono le stesse di Papa Bergoglio oggi in un’epoca, la nostra, che non è tanto dissimile da quel medioevo. Nella prefazione il Cardinale Pietro Parolin sottolinea come: “Padre Fortunato ha capito che bisognava in qualche modo spiegare il “segreto” di Francesco, cioè la ragione per la quale un uomo semplice, vissuto otto secoli fa, è la migliore incarnazione del cristianesimo come si va configurando in questo inizio di terzo millennio. Un ribelle, certo, ma un ribelle obbediente”. Il merito forse maggiore di questo testo, conclude il Cardinale, è «quello di condurci a riflettere sul “ribelle” Francesco, ma anche quello di farci intravedere il volto del cristianesimo delle prossime generazioni”. Francesco il ribelle. Il linguaggio, i gesti e i luoghi di un uomo che ha segnato il corso della storia” è edito da Mondadori, 2018, 136 pp.
L’ODIO, LA MORTE, L’OBLIO: GLI ORRORI DI VISEGRAD
Višegrad è una cittadina della Bosnia orientale che ha vissuto, a partire dalla primavera del 1992, sotto un regime del terrore e dell’orrore comandato da un gruppo di paramilitari serbo-bosniaci sostenuti dall’esercito serbo, guidato dai cugini Milan e Sredoje Lukic. I due si rendono protagonisti, nel corso di quella terribile estate del 1992, di una serie di episodi disumani, tra cui l’uccisione a sangue freddo di sette musulmani-bosniaci, i cui cadaveri vengono gettati nella Drina, e della combustione di cinquantacinque persone – tra cui una neonata di tre giorni di vita – in una cantina di Pionirska ulica, nella quale i Lukic lanciano ordigni incendiari alimentando poi le fiamme per ore con la benzina. L’orrore continua con toni di questo genere per tutta l’estate, finché la pulizia etnica ai danni dei musulmani-bosniaci – che costituivano il 63 per cento della popolazione locale – viene portata a termine con operazioni di rastrellamento, deportazioni e omicidi di massa di centinaia di civili all’interno di case private. Circa tremila persone vengono uccise e fatte scomparire. Il 27 febbraio del 1993, come ricorda il giornalista e scrittore Luca Leone in “Višegrad. L’odio, la morte, l’oblio” è una data importante nella cronologia dei fatti. “Il treno diretto 671, partito da Belgrado con destinazione Bar, entra nel territorio della Repubblica serba di Bosnia, sempre nel comune di Rudo. Il convoglio viene fatto fermare dai paramilitari dei cugini Lukic nella stazione di Štrpci, una frazione di Rudo. I paramilitari avrebbero solo il mandato di controllare i documenti di tutti i passeggeri, ma dal convoglio vengono fatte scendere diciannove persone “non serbe”: un croato e diciotto musulmani-bosniaci. Gli sventuati, una volta scesi dai vagoni, vengono derubati e abusati fisicamente, come consuetudine delle Aquile bianche. Quindi vengono fatti salire a forza su un camion e, condotti nei pressi del Vilina Vlas, nella zona termale di Višegrad, vengono torturati tra i resti di una casa bruciata da un rogo lungo la riva della Drina. Terminato il divertimento, tutti vengono eliminati con un colpo alla testa e i loro corpi gettati nel fiume. I loro resti non sono mai stati ritrovati. Dei trenta sospettati per questo eccidio, al momento solo uno, Nebojša Ranisavljevic da Despotovac è stato condannato, nel 2002, dal tribunale di Bjelo Polje, a quindici anni di carcere (condanna poi confermata in appello dalla Corte suprema del Montenegro nell’aprile del 2004). Ranisavljevic è stato rilasciato per buona condotta nel 2011 ed è tornato uomo libero. Nel 2014 sono poi stati arrestati altri quindici presunti responsabili della strage, al momento ancora in attesa di sentenza definitiva. “Višegrad. L’odio, la morte, l’oblio” di Luca Leone (€ 14,00 – pag. 208) è pubblicato da Infinito Edizioni, con il patrocinio di Amnesty International sezione italiana, Cisl Emilia Romagna, Iscos Emilia Romagna, Mirni Most.