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Roma: i fumetti
di Repubblica XL

it@withub.it by it@withub.it
16 Marzo 2018
in Archivio speciali - Mostre
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ROMA: I FUMETTI DI REPUBBLICA XL

Il meglio del fumetto italiano degli ultimi vent’anni, fino al 2 aprile, è in mostra a Wegil (l’hub culturale di Roma aperto grazie alla Regione Lazio con Artbonus e gestito da Lazio Crea), con “In grande stile”, un percorso attraverso l’immagine dal 2005 a 2013 affidata a due dei massimi esperti del fumetto Luca Raffaelli e Alberto Corradi. Il meglio del fumetto italiano, intercettato in quegli anni da Repubblica XL, il supplemento per il pubblico giovane di Repubblica. Su quel mensile hanno pubblicato alcuni dei grandi protagonisti del rinnovamento fumettistico italiano: da Zerocalcare a Davide Toffolo, da Francesca Ghermandi a Tuono Pettinato, da Massimo Giacon a Leo Ortolani e poi Diavù, AlePOP, Maicol & Mirco, Squaz, Ale Giorgini, Dr. Pira, Ratigher, Pino Creanza, Giuseppe Camuncoli, Alberto Ponticelli, Gianluca Costantini, Onofrio Catacchio, Francesco Cattani, Stefano Zattera, Marco Corona, Hurricane, Nicoz, Elena Rapa, Sergio Ponchione e Alberto Corradi, co-curatore della mostra. Mettere in mostra i fumetti di Repubblica XL, significa ripercorrere un progetto molto particolare, che non ha precedenti: il fumetto underground per definizione anche nei suoi momenti di massimo splendore, non ha mai raggiunto tirature elevate. XL invece con la forza della sua grande diffusione è riuscita a portare quei fenomeni all’attenzione del grande pubblico. Uno degli esempi è Zerocalcare, che, sconosciuto, veniva ospitato nel numero due della rivista con una storia che lo vedeva alla ricerca del lavoro insieme ai suoi amici. Proprio Zerocalcare verrà poi a rappresentare il fenomeno di un fumetto underground che diventa mainstream tanto da arrivare ai primi posti delle classifiche fino a ricevere una candidatura al premio Strega. (red)

 

ROMA: IL MAXXI RICORDA ALDO MORO

In occasione del  quarantennale della strage di via Fani, il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma ricorda Aldo Moro attraverso lo sguardo di tre artisti e con una serie di iniziative che ripercorrono il sequestro e la prigionia dello statista italiano. Al centro del progetto, l’opera 3,24 mq di Francesco Arena che riproduce in dimensioni reali l’angusto spazio nel quale Moro fu tenuto prigioniero per 55 giorni e che sarà esposta fino al 9 maggio (date del rapimento e del ritrovamento del corpo) nel cuore del museo, nella Galleria 1 al piano terra che ospita la collezione permanente con ingresso libero dal martedì al venerdì. “3,24 mq” dialogherà con Il Processo di Rossella Biscotti, dove le trasformazioni dell’Accademia della Scherma di Luigi Moretti al Foro Italico, divenuta Aula Bunker negli anni Settanta, sede di processi storici tra cui quello Moro, diventano spunto di riflessione sui nodi irrisolti della nostra storia collettiva e con J&B e Varietà di Flavio Favelli. In J&B, l’artista ridisegna un frammento del quotidiano La Repubblica del 16 marzo 1978, dove il titolo scioccante sul rapimento Moro contrasta con la freddezza della pubblicità di una marca di whisky. In Varietà, Favelli presenta 3 francobolli originali emessi per il 25.mo anniversario della morte di Moro: per un errore di produzione, le immagini risultano sfocate, simbolo di una storia tragicamente sbagliata e ingiusta. L’11 aprile, alle 18:30, Marco Damilano, giornalista e scrittore,  introdotto da  Giovanna Melandri, illustrerà il suo libro “ Un atomo di verità”. Il 3 maggio, alle 19.30, sarà proiettato il documentario “L’immagine di Moro” scritto da Giuseppe Longinotti e diretto da Giuseppe Bianchi. L’11 maggio, alle 19:30, l’Auditorium del Museo ospiterà lo spettacolo teatrale “Labirinto Moro” con la regia di Luca Archibugi. Nel corso dei 55 giorni viene inoltre proiettato “Il condannato – cronaca di un sequestro”, documentario di Ezio Mauro con la regia di Simona Ercolani e Cristian Di Mattia, produzione Stand by me e Rai Cinema in collaborazione con La Repubblica. (red)

 

 

FIRENZE: OMAGGIO ALLE DONNE SCIENZIATO

Il Museo della Fondazione Scienza e Tecnica di Firenze omaggia le donne di scienza con una installazione site-specific dell’artista napoletana Gloria Pastore, presso il Gabinetto di Fisica del museo. Le scienziate rappresentate sono Irene Curie-Joliot, Lou Andrea Salomè, Rita Levi Montalcini, Linda Buck, Margerita Hack, Sabina Spielrein, Milena Mari Einstein, Chien Schiung Wu e Maria Gaetani Agnesi, mentre un posto d’eccezione nell’istallazione è dato a Margherita Hack. Nell’atrio della Fondazione sono allestite  altre due opere  di Gloria Pastore: un arazzo realizzato in tecnica mista, con l’assemblage di oggetti in carta, fotografie varie e interventi pittorici,dal titolo gli Angeli degli Astri e un video, girato a Napoli, nel quale l’artista sfoglia le pagine delle sue numerose creazioni come sculture, disegni, istallazioni e arazzi. Il progetto espositivo è visibile fino al 6 maggio durante gli orari d’apertura della Fondazione.  

 

MONZA: SAM HAVADTOY, ALLIEVO DI ANDY WARHOL

Fino al 22 aprile la Villa Reale di Monza ospita una personale di Sam Havadtoy (Londra, 1952), uno degli artisti più interessanti e originali, nati dalla scena newyorkese tra gli anni settanta e ottanta. L’esposizione, che si dipana nelle sale degli Appartamenti Reali, presenta una serie di opere inedite, tra sculture, dipinti, oggetti e arazzi, alcune realizzate per l’occasione, che riflettono sul concetto di originalità e autenticità. La recente polemica dei quadri falsi di Modigliani e l’esposizione Serial classic, tenuta alla Fondazione Prada, sull’idea di copia rispetto all’originale, sono state da spunto a Sam Havadtoy per dare corpo a un progetto che meditava da tempo. Attraverso il suo lavoro, infatti, Havadtoy ha ripensato alla scultura antica, e a come è giunta ai nostri giorni, ovvero privata dei colori e dei vestiti che erano soliti abbigliarle. Nasce così un progetto espositivo dove s’incontrano oggetti dipinti, arazzi, quadri e sculture in bronzo decorati con pizzi colorati. Havadtoy si porta dietro la grande lezione assimilata da uno dei suoi maestri e amici, come Andy Warhol, che ha frequentato a New York in oltre vent’anni. Grazie anche a Yoko Ono, con cui ha condiviso una parte importante della vita, frequentando il vibrante contesto artistico di quegli anni.

 

MILANO: MAGGIORE COLLEZIONE AL MONDO SU VIRABHADRA

La Pinacoteca Ambrosiana di Milano si arricchisce di un importante e unico patrimonio che non ha eguali presso nessun altro museo del mondo: 72 placche rituali hindu  raffiguranti il divino guerriero Virabhadra, recentemente acquisite grazie alla donazione di Giuseppe Berger, Ambrogino d’oro nel 1969, la cui collezione è da considerarsi come la più grande al mondo di opere su questa divinità indiana. La nuova sezione risulta in linea con gli orizzonti culturali aperti dal cardinale Federico Borromeo, che fin dalla fondazione della Pinacoteca Ambrosiana aveva da subito guardato ben oltre i confini dell’Europa. “Questa mia collezione – racconta Berger – è nata per caso, una cinquantina di anni fa, quando entrai nella bottega dell’amico antiquario Saitz, allora in Porta Romana; qui acquistai a caro prezzo (120.000 lire!) la mia prima placca, ma soprattutto mi innamorai di questo grande guerriero e delle sue affascinanti storie”. I manufatti esposti, realizzati tra il XVII e il XIX secolo, testimoniano la fede popolare e colta nei confronti di un personaggio del pantheon hindu che si affermò soprattutto durante il regno di Vijayanagara, ultima splendida roccaforte prima della quasi completa conquista musulmana del Paese. Esteso su buona parte dell’India meridionale e del Deccan, il regno di Vijayanagara visse fra il 1336 e i 1565 due secoli di fasto e potenza celebrati con meraviglia anche da viaggiatori occidentali, fino al suo annientamento a opera della coalizione dei Sultanati limitrofi nella battaglia di Talikota.

 

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