“Queste violenze hanno una origine culturale. Non sono casi di improvvisa pazzia. E’ una ferita sociale che riguarda tutti, non solo chi è direttamente coinvolto. Sono reazioni all’autonomia delle donne. Alcuni uomini, per ragioni culturali, non biologiche (non è una questione di genere), identificano la propria virilità con il possesso della donna che loro amano o che dicono di amare. Quando la donna dimostra in qualche modo di volere una forma di autonomia, che può essere psicologica o fisica, entrano in crisi, una crisi talmente profonda che la loro vita ne viene sconvolta. Non sono dei criminali, talvolta sono persino dei bravi padri di famiglia, però perdono la testa”. E poi “molte donne accettano il modello di subordinazione al maschio come una forma di amore. Scatta il complesso dell’infermiera che vuole guarire un ammalato con l’amore. Sbagliatissimo, perché queste forme di violenza non regrediscono”. La scrittrice Dacia Maraini parla in una intervista al Mattino dell’ultimo episodio di femminicidio che ha sconvolto Terzigno, in provincia di Napoli. E sostiene che “purtroppo, il concetto dell’amore come possesso in Italia è ancora molto forte”. Quindi parla di soluzioni: “In Italia, da quando c’è stata l’Unità del Paese, sono state proposte in Parlamento leggi per insegnare l’affettività nelle scuole, ma sono state sempre bocciate. E se qualche scuola lo fa autonomamente rischia di trovarsi contro i genitori, l’opinione pubblica, il parroco. Servirebbe una decisione nazionale”, “un’Authority potrebbe essere molto utile, certo. Ma bisogna tener conto che molte di queste donne denunciano. Sono morti annunciate. Servono leggi più severe. Nei casi di stalking, non basta impedire all’uomo di avvicinarsi alla donna, perché lui ci va lo stesso, nessuno lo controlla. A questa interdizione andrebbe aggiunto l’obbligo di partecipare a gruppi di autocoscienza, in cui si parli con psicologi che spieghino e aiutino ad aprirsi e a comprendere le ragioni dell’altro. Potrebbe essere una soluzione. All’azione giudiziaria potrebbero affiancarsi corsi obbligatori di psicologia, insieme ad altre persone, come fanno con gli alcolisti anonimi”. Maraini sostiene poi che “purtroppo anche i media non aiutano. I filmati che passano in televisione, non quelli d’autore, ma quelli più commerciali, la stessa pubblicità, perfino i giochi per bambini sono ancora molto basati sul concetto dell’amore come proprietà della persona e coinvolgono e sconvolgono soprattutto le persone più fragili, più impaurite dalla vita, portate a pensare che tutto ruoti solo attorno al proprio piccolo nucleo familiare”. (20 mar – red)
