A ROMA BARBERINI, ARAZZI E ‘GLORIE DI CARTA’
Roma, 26 mar – Le Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma dedicano una mostra alla storia dell’arazzeria Barberini: ‘Glorie di carta’. Il disegno degli arazzi Barberini. Fino al 22 aprile un’intera sala è dedicata all’allestimento dei cartoni preparatori per le più importanti serie di arazzi realizzate dalla fabbrica impiantata a Roma nel 1627 dalla famiglia Barberini. Nello stesso periodo il Ritratto di Clemente XIII e Ritratto di Don Abbondio Rezzonico saranno prestati alla mostra ‘Il Tesoro di Antichità. Winckelmann e il Museo Capitolino nella Roma del Settecento’ in programma a Roma, ai Musei Capitolini. In mostra tre cartoni preparatori, ciascuno appartenente a uno dei cicli che ritraggono le ‘Storie di Costantino’, la ‘Vita di Cristo’ e le ‘Storie di Urbano VIII’. Le serie prescelte sono le più importanti delle sette volute dal cardinal Francesco e prodotte dall’arazzeria Barberini, lungo un arco di circa cinquant’anni di attività. I cartoni, che escono per la prima volta dai depositi dopo vent’anni, costituiscono un’occasione irripetibile per conoscere una delle più fastose committenze della famiglia, ancora poco nota al grande pubblico. Sebbene la tecnica della tessitura ad arazzo abbia origini antichissime, nel Seicento divenne strumento di ostentazione dello status sociale delle famiglie altolocate: possedere un’arazzeria era segnale di grande prestigio e ricchezza. Grandi pittori e artisti dell’epoca erano chiamati a dipingere il disegno preparatorio dell’arazzo: è il caso del ciclo con le Storie di Costantino, alla cui intera ideazione sovrintese Pietro da Cortona. La serie della ‘Vita di Cristo’ è opera di Giovan Francesco Romanelli, e viene rappresentata in mostra dalla Natività, mai esposta al pubblico fino ad ora. Il ciclo di arazzi con la Vita di Urbano VIII, progettato dalla scuola di Pietro da Cortona, era destinato a decorare il grande salone di Palazzo Barberini. In mostra anche il Ritratto di Urbano VIII di Pietro da Cortona, in prestito dai Musei Capitolini, e la Visita di Urbano VIII al Gesù (1642-1643) di Andrea Sacchi, Jan Miel e Antonio Gherardi, esposta l’ultima volta negli anni Ottanta del ‘900. (red)
MILANO, CARAVAGGIO E I SUOI EREDI
Milano, 26 mar – La mostra ‘L’ultimo Caravaggio. eredi e nuovi maestri. Napoli, Genova e Milano a confronto (1610 – 1640)’, alle Gallerie d’Italia di Milano, fino all’8 aprile, costituisce un eccezionale approfondimento delle vicende artistiche sviluppatesi nelle città di Napoli, Genova e Milano a seguito della scomparsa del Merisi, in un periodo storico-artistico diviso tra la rivoluzione devota al naturale di Caravaggio e la nuova età colorata e festosa del Barocco. Il ‘Martirio di Sant’Orsola’ (1610) di Caravaggio, ultimo capolavoro del maestro, è il punto di partenza per un confronto con gli artisti del tempo attraverso le oltre 50 opere in mostra. Caravaggio e l’impervia strada per diventare un mito; la sua alterna eredità tra immediata adesione e indifferenza all’inizio del Seicento, proprio quando si afferma il gusto barocco. Il percorso si svilupperà attorno al capolavoro del Merisi, il ‘Martirio di sant’Orsola’ dalle collezioni della Banca, rientrato da Palazzo Reale alle Gallerie d’Italia. Il cuore dell’esposizione è costituito dall’inedito e rivelatore confronto tra due opere, entrambe dedicate alla tragica vicenda di Sant’Orsola: l’ultimo dipinto eseguito da Caravaggio a Napoli poco prima della sua morte nel 1610 e la tela realizzata da Bernardo Strozzi negli anni della sua prima maturità (1615-1618). Con oltre 50 opere di seguaci di Caravaggio, come Battistello Caracciolo e Ribera, e nuovi maestri, quali Rubens, Van Dyck, Procaccini e Strozzi – molte delle quali esposte per la prima volta a Milano – la mostra rievoca le principali vicende artistiche di tre città italiane: Napoli, Genova e Milano, legate all’orbita spagnola in anni di rinnovamento del gusto, tra la rivoluzione tutta tesa al naturale di Caravaggio e la nuova età colorata e festosa del Barocco. (red)
CUNEO, VIAGGIO IMMERSIVO NELLE OPERE DI MONDRIAN
Cuneo, 26 mar – La Fondazione CRC presenta il secondo appuntamento autunnale dedicato ai 25 dalla nascita della Fondazione cuneese, ‘Piet Mondrian Universale – Immersive interactive experience’, progetto espositivo con la regia e la direzione artistica di Alessandro Marrazzo e la consulenza scientifica di Ilaria Porotto e Andrea Lerda all’interno del nuovo Spazio Innov@zione della Fondazione, fino all’1° aprile. ‘Piet Mondrian Universale – Immersive interactive experience’ si focalizza sulla poetica di Piet Mondrian (1872-1944) attraverso tutta la sua ricerca creativa e permetterà al pubblico di interagire con lo spazio espositivo grazie a un percorso multimediale interattivo, creando una narrazione continua in cui il visitatore è protagonista. L’esposizione segna l’inaugurazione del nuovo Spazio Innov@zione, un’area espositiva multimediale dotata di tecnologie di avanguardia situata al piano terra dello stabile della Fondazione CRC, che ha trasformato gli storici locali nella prima galleria virtuale, immersiva e interattiva al mondo, capace di ospitare mostre ed esposizioni di arte e non solo. Un nuovo concept espositivo, un modo totalmente innovativo di proporre la fruizione dell’arte, attraverso un allestimento multimediale capace di immergere il visitatore in un’esperienza di straordinario impatto visivo ed emotivo. Tutta la tecnologia digitale e l’installazione interattiva sono frutto di un raffinato progetto sviluppato da Alessandro Marrazzo e dalla sua equipe, che ha visto coinvolte oltre venti aziende specializzate in nuove tecnologie e informatica e oltre cento figure professionali. Il risultato, dopo due anni di prototipazione, è una tecnologia completamente interattiva completamente innovativa. Il concept è un lungo percorso in cui lo spettatore viene condotto alla scoperta dell’arte e dell’universo di Piet Mondrian. (red)
FIRENZE, GIOVANNI DELLA ROBBIA DA BROOKLYN AL BARGELLO
Firenze, 26 mar – Dopo l’esposizione alle grandi mostre presso il Museum of Fine Arts di Boston e la National Gallery di Washington tra 2016 e 2017, approda a Firenze un capolavoro che ha lasciato l’Italia nel lontano 1898: la lunetta con la Resurrezione di Giovanni della Robbia. Presentata fino all’8 aprile nella cornice del Museo Nazionale del Bargello, dove si conserva la maggiore raccolta al mondo di sculture realizzate in terracotta invetriata, dai Della Robbia. Commissionata intorno al 1520 da Niccolò di Tommaso Antinori (1454-1520), che dette inizio alla fortuna imprenditoriale di questo antichissimo casato fiorentino, la lunetta è di dimensioni monumentali (cm 174,6 x 364,5 x 33) e resta oggi uno dei più notevoli esempi della produzione di Giovanni della Robbia (Firenze 1469-1529). Figlio di Andrea e insieme a lui continuatore della bottega del nonno Luca, Giovanni si indirizzò verso una produzione contraddistinta da una maggiore esuberanza decorativa e cromatica, come appare proprio da questo straordinario esemplare, rimasto per quasi quattro secoli nella sua ubicazione originaria, la prestigiosa Villa Le Rose costruita fuori le mura di Firenze quale residenza di campagna e sede, già in antico, di produzione vinicola. La lunetta raffigura il Cristo risorto, con il committente Antinori in ginocchio alla sua destra e i soldati attorno al sepolcro, secondo l’iconografia tradizionale: il tutto su un articolato sfondo di paesaggio e all’interno di una fastosa cornice di frutti e fiori popolata da piccoli animali. L’opera venne acquistata nel 1898 da Aaron Augustus Healy (1850-1921), personaggio chiave della Brooklyn di fine Ottocento, importante uomo d’affari, presidente del Brooklyn Institute of Arts and Sciences per venticinque anni, ma anche esperto collezionista e generoso mecenate. Healy, che portò a New York la lunetta per donarla al Brooklyn Museum, la riaccompagna idealmente oggi a Firenze, con una spettacolare presenza ‘in effigie’: altro capolavoro concesso in prestito dallo stesso museo americano è infatti il Ritratto di Aaron Augustus Healy dipinto da John Singer Sargent nel 1907. (red)
SANTA SEVERA, LA ‘VIA CRUCIS’ DEI MIGRANTI
Roma, 26 mar – Al Castello di Santa Severa, sul litorale romano, Guido Orsini presenta la grande installazione esterna ‘Via’ e una interna, ‘Via Crucis’, che si accompagnano nelle domeniche di apertura, fino al 15 aprile, alle opere del poeta Marcello Tagliente e dei musicisti Stefano Saletti e Yasemin Sannino. Nel finissage del 15 aprile Luca Attanasio – che nel corso della esposizione invita i bambini del territorio a portare un loro giocattolo per donarlo al loro amico segreto che vive in Siria – presenta il suo ultimo libro ‘Il Bagaglio’ destinato a tutti coloro che si interrogano sul fenomeno dell’immigrazione e sulla sorte di tanti bambini e ragazzi che approdano sulle nostre coste e entro i nostri confini senza genitori, né parenti, né amici. Negli anni tra il 2013 e il 2015, gli arrivi di minori stranieri non accompagnati in Italia sono aumentati del 100%, giungendo a superare la cifra di 15 mila. La mostra punta l’accento sul tema della migrazione affrontato in termini di emergenza umana, prima che politica, vista dagli occhi di chi ne subisce l’esigenza e assolve al dovere che sente più forte: “Dovere andare via”. Il punto d’osservazione scelto da Guido Orsini è quello del migrante costretto all’abbandono della Terra Madre, perché natia. (red)
BOLOGNA, WALL PAINTING IN EX MINICOOP E CASA DEL POPOLO
Bologna, 26 mar – Il progetto ‘Serie Imperiale’ dell’artista Flavio Favelli prende forma a partire dalla realizzazione di due wall painting site specific nel vecchio quartiere operaio di Bazzano, a Valsamoggia, nelle colline sopra Bologna, tra i centri che hanno dato vita al più grande comune fuso d’Italia. Il soggetto scelto riprende la bizzarra iconografia di francobolli storici del Regno d’Italia appartenenti alla serie ‘Imperiale’ emessa dal 1929 al 1934 cosiddetta sovrastampata, simboli dell’occupazione fascista durante il Regno d’Italia. Dalla stratificazione storica a quella paesaggistica l’intervento di Favelli si innesta al tempo stesso in un contesto più ampio che ha a che fare con la vitalità di un paesaggio anch’esso stratificato. I due siti in cui l’opera s’inserisce, l’uno un ex supermercato di provincia Coop, modello di un’esperienza collettiva di shopping ormai superata a favore del centro commerciale multifunzionale e dell’e-commerce, l’altra una Casa del Popolo che non funge più da luogo ricreativo, d’accoglienza e discussione politica ma ospita sedi di rappresentanza e uffici, sono simbolo della trasformazione sociale e urbana in atto rispetto agli usi di luoghi che nelle loro funzionalità erano anche centri di aggregazione e incontro. In occasione della doppia installazione i due siti saranno aperti al pubblico fino al 3 giugno ogni weekend e il progetto è accompagnato da ricco programma di appuntamenti. Dopo la fase espositiva il progetto si arricchirà di ulteriori evoluzioni che, a partire dall’estate, vedranno svolgersi un intervento di strappo, in cui, grazie all’intervento del Laboratorio di restauro Camillo Tarozzi, l’opera sarà trasferita su tela, ricomponendosi in un dittico. Seguirà l’operazione di otturazione, ovvero l’azione di occlusione da parte dell’artista del taglio lasciato dallo strappo, attraverso cui Favelli marca i due siti con un segno permanente anche nella loro destinazione futura. (red)
‘I NAPOLETANI NELLA PARIGI DELL’IMPRESSIONISMO’
Napoli, 6 dic – Alle Gallerie d’Italia, a Napoli, si tiene da oggi all’8 aprile la mostra ‘Da De Nittis a Gemito. I napoletani a Parigi negli anni dell’impressionismo’, a cura di Luisa Martorelli e Fernando Mazzocca. L’esposizione ricostruisce i rapporti nella seconda metà dell’Ottocento tra Parigi, grande capitale mondiale della cultura moderna, e gli artisti attivi a Napoli: nel corso di tutto il secolo, infatti, risulta particolarmente intensa, maggiore a quella di qualsiasi altra scuola italiana, la presenza di artisti napoletani nella capitale francese. In mostra opere di Antonio Mancini, Domenico Morelli, Giuseppe Palizzi, Francesco Netti, Gioacchino Toma, con uno speciale rilievo a Giuseppe De Nittis e Vincenzo Gemito. (red)