“Partiamo dal programma e dalla coalizione che ha vinto le elezioni”, “ma siamo anche disponibili a lavorare al programma con altri. Per ampliarlo, aggiungere idee, ascoltare”. Lo afferma Matteo Salvini in una intervista al Corriere della Sera nella quale precisa che “non andrò dal presidente con la smania da ultima spiaggia. Io l’incarico lo chiederò se ci saranno i numeri e la possibilità di dare vita a un governo che governi. Non chiederò incarichi al buio, né proporrò maggioranze stentate. Dirò che la Lega non è disponibile a governoni o governissimi. E non andrò a dire ‘o io o il diluvio’, come invece ha fatto Luigi Di Maio”, “mi ha fatto piacere il riconoscimento suo e di Grillo sulla mia affidabilità e la settimana prossima tornerò a incontrarlo. Per questo, mi sono stupito di un atteggiamento del tipo ‘o comandiamo noi o niente’”. Riuscirà a convincere il M5S a sostenere un governo di centrodestra? “Ci sono tre parole chiave: lavoro, tasse e sicurezza. Io credo che anche ai 5 stelle possa interessare un dialogo su questi temi. Credo che alcuni dei nostri punti fermi, lo stop alla Fornero, l’approccio sull’immigrazione e la sicurezza possano riguardare anche loro. L’autonomia e, in chiave futura, il federalismo sono temi diventati patrimonio comune. Però, ci deve essere volontà di confronto”. E sulla possibilità che una parte del Pd possa sostenere un governo Di Maio dice: “II Pd ha perso, sarebbe davvero bizzarro che una forza che si vuole rivoluzionaria si facesse stampellare dagli sconfitti. Se Di Maio vuole governare col Pd, auguri”. Quindi sul premier precisa: “Io non faccio nomi. Non ne ho fatti per le presidenze delle Camere, non ne faccio per i ministeri, men che meno ne farei per il presidente del Consiglio. Certo: noi abbiamo scritto nel simbolo Salvini premier, e su questo abbiamo preso 6 milioni di voti” ma “una cosa è certa: io non penso a figure esterne o tecnici, gli italiani hanno già dato. Io credo che il candidato premier debba essere indicato dal centrodestra, per il semplice fatto che è la coalizione che ha vinto. E dentro la nostra alleanza, la Lega è il partito che ha preso più voti”, “partiamo da chi ha vinto. È chiaro che dentro la squadra, la Lega è il partito che ha preso più voti, ma io ragiono in termini di gruppo. E, da questo punto di vista, segnalo che la Lega di passi indietro ne ha già fatti più d’uno. Di certo, a noi non mancano le persone adatte”. Giovanni Toti ha proposto il partito unico o la federazione del centrodestra… “Noi come Lega stiamo organizzandoci in tutta Italia, gli ultimi sono stati mesi di lavoro intenso. Molti non ci credevano, ma oggi ho fatto la riunione con i deputati e i senatori e ce n’erano di tutte le regioni. In prospettiva si può ragionare su come collaborare piu strettamente nella coalizione, ma noi terremo ben salda l’identità della Lega”. L’Opa leghista su Forza Italia è un’invenzione dei giornali? “È vero, ci sono molti che stanno bussando alla nostra porta a tutti i livelli, da quello locale a quelli massimi. Però, noi non siamo un treno da cui si sale e si scende. E non facciamo campagna acquisti in casa d’altri”. Che probabilità ci sono di tornare alle urne? “A oggi, il 50 per cento. Non è quello per cui io lavoro e non faccio di certo il calcolo che nelle urne incasserei di più. Ma si sappia che se mi rendessi conto che non c’è una via di uscita, che nessuno è disposto a fare passi indietro, bisognerebbe tornare a chiedere agli italiani”. (28 mar – red)