Roma, 4 apr – Nei due secoli abbondanti studiati in “Storia della letteratura inglese” di Franco Marucci (casa editrice Le Lettere) il teatro dapprima tace e la seconda metà del secolo è tutta occupata dall’epica biblica miltoniana. Il genere egemone diventa con la Restaurazione la poesia licenziosa di corte, poi celebrativa del ripristinato regime Stuart. Il primo e medio Settecento è dominato dal gusto neoclassico e augustano. Dopo la lirica licenziosa o devota, e dopo il poema epico, il trattatello o il pamphlet, si ha l’esordio imperioso del romanzo con Defoe e i suoi rapidi sviluppi in una rosa di proposte multiformi di prodigiosa differenza e divergenza, con Swift, Fielding e Sterne. Alla fine del secolo scoppia il quarantennio romantico, il più denso di grandi figure e di grandi capolavori nella letteratura inglese dopo il periodo elisabettiano. L’autore ha insegnato Letteratura inglese nelle università di Siena, di Firenze e di Venezia-Ca’ Foscari. Attivo dal 1975, è autore di otto libri monografici, tra i quali spiccano “Il senso interrotto. Autonomia e codificazione nella poesia di Dylan Thomas” (Ravenna 1976), uno dei primi studi italiani sul poeta, e “The Fine Delight That Fathers Thought: Rhetoric and Medievalism in Gerard Manley Hopkins” (Washington 1994). Nell’ambito della letteratura vittoriana ha dedicato numerosissimi saggi, cure ed edizioni commentate e introdotte a Emily Bronte, Browning, Pater, Matthew Arnold, George Eliot, Ruskin e a molti altri scrittori di primo piano. Lavora a questa Storia della letteratura inglese dal 2003. (red)