Presidente del Consiglio dal 1995 al 1996, dopo il più lungo giro di consultazioni della storia, Lamberto Dini, in una intervista al Mattino, paragona la crisi di governo che visse 23 anni fa, prima di arrivare al governo tecnico da lui guidato, alla situazione di oggi: “Nelle elezioni de11994, il nuovo partito era Forza Italia che ottenne un grande successo elettorale. Il presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, affidò l’incarico di formare un governo a Silvio Berlusconi, che lo costituì con An e la Lega nord” ma poi “la Lega ritirò la sua fiducia” e “dopo un giro di consultazioni, Scalfaro pensò si potesse andare ad un governo tecnico, di scopo, che attuasse poche cose ottenendo consensi allargati”, “doveva attuare quattro punti di programma, compresa la riforma delle pensioni, prima di arrivare a nuove elezioni” e “facemmo proprio quello per cui eravamo stati nominati”. Una soluzione come quella è praticabile oggi? “Dipende dalle valutazioni del presidente Mattarella, naturalmente. Certo, l’attuale tripolarismo e l’indisponibilità dichiarata del Pd a sostenere un governo complicano le cose” e “bon credo, nelle attuali condizioni, che sia possibile che uno dei leader, sia della coalizione di centro-destra sia del Movimento 5 Stelle, possano ricevere dal capo dello Stato il mandato, anche solo esplorativo, a formare un governo con possibilità di successo”. Ma se ne potrebbe uscire, aggiunge, “con un incarico ad un nome terzo, estraneo alle due formazioni politiche vincenti. Un vero trionfatore, in grado di ottenere una maggioranza autonoma in Parlamento, non è uscito da queste elezioni. Un governo su punti precisi, tra cui magari anche una modifica della legge elettorale, con un premier diverso dai due che si candidano a farlo, potrebbe essere una soluzione”. Il tutto per “realizzare scadenze urgenti, anche economiche o di politica europea. A favore di questa ipotesi c’è il contesto che non è di crisi assoluta nel Paese. Il governo Gentiloni lascia una situazione che non è drammatica, nei conti e nelle aspettative. Le previsioni economiche tendenziali per il 2018 sono favorevoli”. E conclude: “Penso che ci vorranno almeno un paio di giri di consultazioni, per superare lo stallo esistente. Siamo appena al primo giorno. Io sono ottimista”. Anche il politologo Gianfranco Pasquino, in una intervista al Giornale, sostiene la necessità di “un terzo uomo, né di Maio né Salvini, a fare il premier. Qualcuno che può venire dalle file del M5s o della Lega oppure un terzo che non ci sta neppure pensando. Ma deve essere un politico. Non Renzo Piano, Cottarelli o Draghi. Un politico che conosce l’arte del compromesso, la capacità di mettere insieme situazioni delicate. E che in questa partita si gioca anche la carriera, il suo futuro politico, cosa che certo non succede se hai già un lavoro di prestigio al Fmi o in una grande banca”. (5 apr – red)