Milano, 6 apr – Al di là del buonumore che mette, per noi popoli europei, uscire di casa o dal lavoro alle 9 di sera e vedere ancora i raggi del sole, lo spostamento in avanti delle lancette è stato adottato fondamentalmente per risparmiare energia. L’idea originaria appartiene a Benjamin Franklin, scienziato, tra i Padri fondatori degli Stati Uniti che nel 1784 la pubblicò su Journal de Paris con l’obiettivo di tagliare la spesa per le candele. Ad oggi sono 70 i Paesi dell’Unione europea, che adottano questo sistema, introdotto per lo più tra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso. Un sistema che mira a concedere ai cittadini più ore possibili di luce naturale, fino al prossimo 28 ottobre. L’inverno cede il passo alla primavera e la mente corre al pensiero della bella stagione. Tuttavia, il repentino spostamento delle lancette dell’orologio, sia pure solo di un’ora in avanti, influisce sui ritmi circadiani e sulla fisiologia del sonno, con il rischio di abbassare il livello di melatonina del corpo (quello che ci dice quando andare a dormire) e renderci meno attivi durante la giornata. Una sorta di “pigrizia” che avrebbe delle ripercussioni sulla nostra quotidianità, quando siamo al lavoro o quando studiamo.
Cosa dice la ricerca pubblicata sulla rivista Sleep? Lo studio condotto dalla University of Wisconsin-Madison e dall’Università Politecnica delle Marche (Ancona) mostra, che, dagli esperimenti realizzati finora, la guaina protettiva che isola i nervi, la mielina, si potrebbe assottigliare in 5 giorni di carenza di sonno. Bastano quindi pochi giorni di sano riposo per lasciare “segni” sul cervello e danni strutturali a carico delle fibre nervose. (SEGUE)