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Milano, Le Mille e una notte di Sheherazade

it@withub.it by it@withub.it
6 Aprile 2018
in Archivio speciali - Teatro
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Da venerdì 13 a domenica 15 aprile 2018, al Teatro di Milano, sarà in scena la Compagnia “Balletto di Milano” con lo spettacolo “Le mille e una notte di Shéhérazade”, coreografia di Federico Mella e Alessandro Torrielli, giovani e talentuosi artisti cresciuti in seno alla Compagnia. Sono le notti arabe, dense di atmosfere e sonorità vibranti che hanno ispirato il balletto Le mille e una notte di Shéhérazade, nuova produzione 2018 creata per il Balletto di Milano dai giovanissimi Federico Mella e Alessandro Torrielli, anche danzatori di punta della Compagnia. “La valorizzazione dei tanti talenti italiani è una delle nostre peculiarità, sia come interpreti sia in ambiti creativi”, ha sottolineato il direttore artistico Carlo Pesta che ha individuato nei due giovani potenzialità non indifferenti tanto da meritarsi un impegno così importante. “Shaharazad” letteralmente significa “figlia della città” ed è proprio l’appartenenza ad una comunità lo spunto dal quale sono partiti i due promettenti coreografi. Alla vivacità delle vie e mercati della medina, animata dai suoi abitanti e caratterizzata da profumi e colori esotici del primo atto si contrappone l’intima atmosfera dell’interno del palazzo dove la magnetica Shéhérazade ha salva la vita ad ogni alba poiché l’attesa del seguito dei suoi racconti innamora il Sultano. Nel secondo atto alcune delle novelle più celebri delle raccolta “Le mille e una notte” trovano ampio respiro e vivacissima resa, abilmente narrata sulle note sublimi di A. Khachaturian, scelto per affiancare la ben nota suite di N. Rimsky Korsakov. L’allestimento creato da Marco Pesta, particolarmente suggestivo e prezioso negli originali tessuti di scene e costumi, fa da cornice alle coinvolgenti coreografie che  valorizzano le grandi qualità tecniche ed artistiche di tutti i componenti della Compagnia.

MACCALLINI IN GROTESK! ALLA COMETA

Bruno Maccallini, presenterà in prima assoluta al Teatro della Cometa dal 25 Aprile al 6 Maggio 2018, il suo ultimo spettacolo “Grotesk! Ridere rende liberi”, ispirato ai protagonisti del cabaret berlinese tra le due guerre.  Grotesk, un mood, un timbro, un carattere e molte scene disseminate nella Berlino di Weimar; un conférencier irriverente e mordace, un provocatore irresistibile, un’eccellenza della risata, dello sberleffo, del ghigno satirico. Il suo personaggio dà figura all’humour agro che aveva contribuito a fare del Kabarett berlinese uno spazio di libertà e di critica sociale; è lui a incarnarne al meglio lo spirito. È un artista, un po’ mago, un po’ prestigiatore, o forse, più che un personaggio, è solo una parte in commedia; magari un imbroglione, un mestatore che dispensa storie scaturite dagli autori più graffianti dell’epoca weimariana: aggredisce il pubblico con le contestazioni radicali di Walther Mehring, lo spiazza attraverso i paradossi del grande Tucholsky, lo blandisce al suono delle musiche di Kurt Weill e Friedrich Holländer. Maschera mobile che registra puntuale tutti gli umori, il Nostro vive gli anni ruggenti in cui la scena del Kabarett rivela sempre più il volto d’una Germania democratica, radicale e antimilitarista. E li vive tutti, dall’inizio tempestoso al disastro finale, quando Berlino sprofonda dentro il nazismo; con lo stesso humour inossidabile si affaccia agli orli del baratro spalancato dal regime finché non ne è a sua volta inghiottito. Indossando di volta in volta i panni del comico, del conferenziere, del mentalista, destreggiandosi fra musiche complici e testi esilaranti, non smette mai di aggredire il comune buonsenso, di denunciarne il vuoto che nasconde. Grotesk si fa modello ineguagliato di un “campo di battaglia – come sognava Holländer – su cui con le sole armi pulite delle parole giuste e della musica si possono distruggere le armi d’acciaio”.

  IL GIOVANE ACANFORA SULLE TRACCE DELL’ASSASSINO

 Acanfora è un giovane poliziotto che indaga e che scopre una realtà corrotta dalla paura, dall’egoismo, dall’indifferenza e una soluzione inaspettata, aldilà di ogni ragionevole giustificazione. Attraverso il suo racconto, che il tempo ha trasformato in ossessiva testimonianza, vengono evocati i personaggi di questa storia, dalla madre apprensiva del poliziotto, al Commissario Sant’Agata segnato da un drammatico passato, agli ambigui testimoni del palazzo che svelano il mondo circostante spogliandolo da ogni indulgenza. Gli anni sono passati per il giovane Acanfora, ma non hanno cancellato del tutto la sua umanità, che affiora ripetutamente, a volte ingenua, ironica, divertente fino alle lacrime, ma che alla fine ci riporta ai valori fondamentali della vita e dell’etica. Liberamente ispirato a una storia vera accaduta a Napoli negli anni ‘90, il testo è stato selezionato per la rassegna del 1997 di Montecastello di Vibio, destinata ai monodrammi. È stata quella l’unica occasione in cui è stato messo in scena, sempre con Massimo Andrei e con la regia di Pierpaolo Sepe, risultando poi vincitore della rassegna stessa. Una persona onesta – aggiunge Pierpaolo Sepe – a contatto con una realtà dura e inevitabile, si trova di fronte a due scelte: accettarla e affrontarla con le stesse armi che quella realtà le offre, cioè la disillusione e la prepotenza; oppure sottrarsi al confronto e chiudersi in un’ostinata solitudine ed emarginazione. Integrarsi, essere parte, non può e non deve significare diventare l’oggetto del disprezzo del bambino che tutti siamo stati.

 

 

ROMEO E GIULIETTA. AMA E CAMBIA IL MONDO

“Romeo e Giulietta. Ama e cambia il mondo” – il musical tratto dall’opera di William Shakespeare e prodotto da David e Clemente Zard – è tornato, dopo più di due anni di assenza, a calcare i palcoscenici italiani con grande successo, e replica le rappresentazioni a Milano a grande richiesta. Lo spettacolo, che proprio nella città meneghina ha debuttato lo scorso 14 febbraio restando in scena per ben 3 settimane al Teatro Ciak, torna per quattro repliche il 12, 13 e 14 di ottobre, e per la prima volta in assoluto la cornice sarà quella del prestigioso Teatro degli Arcimboldi. I biglietti saranno disponibili da martedì 10 aprile sul circuito Ticketone.

 “Romeo e Giulietta. Ama e cambia il mondo” debuttava il 2 ottobre 2013 all’Arena di Verona, con la ripresa Tv del giorno dopo, in diretta su RaiDue. Ad oggi, in Italia lo spettacolo è stato visto da 900 mila spettatori ed è stato rappresentato in 20 diverse città (per complessive 37 tappe e 353 rappresentazioni, di cui 34 matinées per le scuole). Il musical è stato messo in scena con enorme successo anche in Turchia in lingua italiana: 18 mila spettatori hanno affollato lo “Zorlu Center” di Istanbul a febbraio 2015 e poi nuovamente a novembre dello stesso anno. “Romeo e Giulietta. Ama e cambia il mondo” ha anche avuto grandi riconoscimenti internazionali, e in Italia è stato insignito di 4 Oscar del Musical il 21 settembre 2015. La storia d’amore più popolare di ogni tempo porta la prestigiosa firma di Giuliano Peparini alla regia e direzione artistica, con un cast di prim’ordine: Davide Merlini (Romeo), Giulia Luzi (Giulietta), Luca Giacomelli Ferrarini (Mercuzio), Riccardo Maccaferri (Benvolio), Gianluca Merolli (Tebaldo), Leonardo Di Minno (Principe Escalus), Barbara Cola (Lady Capuleti), Roberta Faccani (Lady Montecchi), Graziano Galàtone (Conte Capuleti), Silvia Querci (Nutrice), Emiliano Geppetti (Frate Lorenzo) e il giovane  Renato Crudo che si alterna a Davide Merlini nel ruolo di Romeo. “Romeo e Giulietta. Ama e cambia il mondo” sostiene i progetti 2018 di “Fabbrica del Sorriso”. Parte del ricavato dei biglietti andrà in favore della grande raccolta fondi di Mediafriends.

 

  NOVECENTO AL TEATRO DEGLI AUDACI

Dopo il grande successo ottenuto nei teatri più importanti d’Italia, ritorna nella capitale dal 22 marzo al 15 aprile “Novecento” il racconto di Alessandro Baricco con Flavio De Paola, per la regia di Pablo Maximo Taddei al Teatro degli Audaci. Il Virginian sbarcherà, per la terza volta, agli Audaci con il monologo di Tim Tooney (Flavio De Paola), non solo narratore, ma anche amico del protagonista Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, che catapulterà il pubblico presente sull’ormai noto transatlantico. Come ogni monologo ha la sua difficoltà nell’esporlo, il rischio è quello di appesantire la storia ma Flavio De Paola riesce a raccontare il tutto in maniera piacevole, godibile, come solo un vero artista può fare. In un siciliano “quasi” perfetto trasporterà il pubblico su quella nave gigantesca, facendo vivere l’atmosfera di quei giorni. Flavio De Paola descrive il nostro “eroe”, come l’uomo dalle grandi capacità di apprendimento, un uomo in grado di vivere attraverso i desideri e le passioni altrui, riuscendo ad esprimere le sue attraverso la musica, vivendo sospeso tra il pianoforte ed il mare, con il quale era in grado di emozionarsi ad ogni viaggio. Per portare in scena una grande opera, in special modo se si sta parlando di un monologo bisogna avere la sfrontatezza giusta oltre che la bravura, e proprio in questo caso possiamo dire che Flavio De Paola sa coniugare ambe due le cose: uno spettacolo che si trasforma in un one man show, un racconto che diventa un viaggio, un pubblico che dimentica di essere in platea e si ritrova sul Virginian anche grazie all’ormai famosa tecnica degli psicosuoni di Pablo Maximo Taddei, regista dell’opera. Quest’ultima è infatti una tecnica che crea degli sbalzi spazio-temporali e che “bombarda” lo spettatore di suoni e parole, proiettandolo in qualcosa di magico, mai visto prima.  Un’esperienza teatrale decisamente da vivere e rivivere.

 

 

LE GENERAZIONI SCORRETTE SUL FILO DELLA NORMALITA’

Il 13 e il 14 aprile invadono il palcoscenico dello Spazio Diamante di Roma le storie di illogica realtà di Generazioni Scorrette, con gli artisti Alessandro Martorelli, Antonio Pellegrini, Francesco Di Cicco e Enrico Sortino. Lo spettacolo è composto da una raccolta di storie i cui protagonisti sono persone che si trovano ai limiti o all’esterno di quella sfera inviolabile e sacra in cui l’individuo fin dalla nascita viene spinto per evitare l’esclusione dalla società. Una sfera con un nome preciso: normalità. Generazioni Scorrette parla del diverso, che in tutte le sue forme ci spaventa e ci allarma. Il diverso, in quanto tale, non può far parte del nostro mondo sociale. Ma al giorno d’oggi, fare affermazioni di questo tipo, potrebbe comportare accuse e recriminazioni da cui è difficile difendersi. Che fare allora? Evitare facendo finta di avvicinare. Più precisamente avvicinare con le parole, ma evitare con i fatti. E questo lo sanno bene i personaggi di Generazioni Scorrette che con i loro racconti, ironici, comici e a volte drammatici ce lo ricordano, gettandoci addosso senza alcun filtro la scomoda verità. Uno spettacolo composto da brevi monologhi e dialoghi intervallati e accompagnati da commenti musicali ad hoc, il cui filo conduttore è la quotidianità, tagliente, a volte amara, ma soprattutto reale.

 

 

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