“Appena qualche giorno fa abbiamo appreso dalla stampa di genitori che – a Nord come a Sud del nostro Paese -si sono scagliati contro gli insegnanti dei figli, distruggendo i valori alla base dell’alleanza educativa che contraddistingue un’istituzione di primaria importanza per la nostra società”, “chi non rispetta il loro lavoro fa un danno non solo a tutta la scuola, ma anche a tutta la società, ai propri figli e alle speranze di futuro che vogliamo donare alle nuove generazioni”. Lo scrive il ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli, in un commento sul Messaggero, sulla scia del conferimento, ieri al ministero, della onorificenza di Cavaliere dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana” a Franca Di Blasio, l’insegnante sfregiata nel febbraio scorso da un suo alunno con un’arma da taglio. Fedeli, ricordando l’attuazione nel mondo della scuola del Piano nazionale per l’educazione al rispetto e del Patto di corresponsabilità educativa tra scuola e famiglie, lancia un “appello” alle famiglie e alla società “al rispetto come valore centrale per la società e per la scuola”, “non rispettare le docenti e i docenti, non riconoscere il loro valore, significa non rispettare studentesse e studenti, non riconoscere il valore dei nostri giovani. L’autorevolezza dell’insegnante si intreccia, strettamente, agli occhi delle ragazze e dei ragazzi, con quella dei genitori. Se vogliamo costruire una società più giusta, se vogliamo dare attuazione all’articolo 3 della Costituzione, se vogliamo raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu, dobbiamo vincere la sfida educativa e accettare tutti il rispetto come valore fondativo di ogni comunità e democrazia. Non servono nuove leggi, le leggi contro chi compie violenza esistono già. Lavoriamo, piuttosto, con intensità e determinazione, per produrre un cambiamento sociale e culturale profondo”, “denunciamo gli atti e i comportamenti violenti che possono verificarsi all’interno della scuola. Non minimizziamoli mai. Ma disinneschiamoli prima che facciano comparsa nella vita delle studentesse e degli studenti, delle nostre figlie e dei nostri figli: ripartiamo dal rispetto”. (10 apr – red)