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UE, CIA: DIRETTIVA SU PRATICHE COMMERCIALI SLEALI PASSO AVANTI

it@withub.it by it@withub.it
12 Aprile 2018
in Archivio News dal mondo
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Bruxelles, 12 apr – Un intervento europeo per ordinare e disciplinare le regole sulle pratiche commerciali sleali: da anni Cia-Agricoltori Italiani chiede azioni concrete sul tema, seguendo ogni passo del lungo confronto a Bruxelles. “E’ una questione fondamentale, che ha generato squilibri nella ripartizione del valore all’interno delle filiere (solo il 21% resta nelle tasche degli agricoltori) e ha creato enormi difficoltà ai produttori italiani, con margini di ricavo largamente al di sotto del dato medio Ue, penalizzati dall’assenza di norme certe e senza garanzie per il rispetto dei contratti di vendita dei prodotti” si legge in una nota del confederazione agricola che accoglie positivamente il provvedimento che il commissario Ue all’Agricoltura Phil Hogan presenta oggi nel corso di una Comagri straordinaria all’Eurpoparlamento. Si tratta di una direttiva comunitaria e non di un regolamento, che sarebbe stato di difficilissima applicazione – sottolinea l’organizzazione – che pone basi uniche in Europa per porre un freno alle odiose pratiche commerciali sleali. Questa norma rappresenta un significativo passo in avanti rispetto alla situazione esistente: infatti fissa dei paletti per l’acquirente e regole minime da rispettare in seno agli accordi sottoscritti con la parte agricola. Tra questi, l’impossibilità di modifiche in modo unilaterale un contratto sottoscritto e il pagamento, a carico dell’acquirente, in caso di perdita del prodotto per dimostrata negligenza. La direttiva è composta da 14 articoli. Ogni Stato membro, quindi anche l’Italia, dovrà definire un’Autorità nazionale che faccia rispettare le linee dettate da Bruxelles, collaborando con le analoghe strutture degli altri Paesi. Entro il 15 marzo di ogni anno, gli Stati membri dovranno inviare un report alla Commissione che aggiorni sull’applicazione delle norme. L’Italia -conclude Cia- avrà tempo (al massimo due anni) per rivedere la normativa nazionale alla luce della Direttiva europea. Questo nuovo scenario porterà a una revisione sostanziale della legge nazionale n.62/2012 che, purtroppo, ha prodotto scarsi risultati. (red)

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