Verona, 16 apr – Negli ultimi dieci anni è cambiato sugli scaffali della GDO lo spazio a disposizione dei diversi oli: si è ridotto quello dedicato all’olio di oliva (dall’1,7% del 2008 allo 0,5% del 2017 sul lineare), ed è aumentato quello dedicato all’olio EVO 100% italiano (dal 13,3% al 26,6%) e a quello Dop-Igp (dal 10,6% al 12,9%). Il consumatore, nonostante i bisogni emergenti – ricerca della qualità, del gusto, dell’origine, ecc. – mostra ancora una notevole confusione nei confronti del prodotto, non riuscendo a identificare le differenze tra le tipologie (extravergine, vergine, ecc.) o l’esatta provenienza (regionale, italiana, comunitaria, ecc.). Questo si traduce in più tempo speso per la scelta davanti allo scaffale (il 59% resta da 2 a 5 minuti, rispetto al 33,8% del 2008), a indicare la voglia di capire meglio.
Sono queste alcune delle evidenze delle indagini sul consumatore di olio d’oliva condotte e presentate dall’Ismea nel corso del talkshow “EVOluzioni del gusto: punti di vista sul consumatore di olio di oggi e domani” al Sol&Agrifood di Verona. (BIG ITALY / SEGUE)