Pescara, 16 giu – Il sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso, ha disposto la presenza all’evento di tre donne della sua Giunta, che hanno portato contributi sul ruolo della donna nella società moderna e sul valore culturale d’ogni studio che documenti l’universo femminile nelle terre d’emigrazione. Questo, in sintesi, il senso degli interventi di Paola Marchegiani, assessore alla cultura, di Vittoria D’Incecco, assessore alle politiche sociali e deputata al Parlamento, di Simona Di Carlo, assessore al turismo. I lavori, coordinati da Pierluigi Spiezia, giornalista che nel CRAM cura la comunicazione verso le comunità abruzzesi all’estero, sono quindi entrati nel vivo dapprima con Diana Mazzone, la quale ha motivato la nascita del volume con la sua conoscenza ravvicinata delle donne abruzzesi nei paesi d’emigrazione, specie europei, quando su incarico di Maria Federici, presidente nazionale dell’ANFE, ella dovette contattare all’estero le famiglie per l’organizzazione delle prime colonie per i figli degli emigrati. Il presidente del CRAM, Donato Di Matteo, ora assessore ai trasporti della Regione Abruzzo, ha dato conto dei tre anni d’impegno del Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo, anzitutto nel sovvertire l’approccio al mondo dell’emigrazione, visto spesso con la lente deformante del paternalismo e della nostalgia. Sotto la sua presidenza il CRAM ha cercato di costruire con le comunità abruzzesi all’estero un rapporto adulto, portando innovazioni che se da un lato hanno arricchito il sistema di relazioni della Regione verso gli abruzzesi d’ogni continente, dall’altro ha fatto di loro il perno delle politiche di promozione e di sviluppo dell’Abruzzo all’estero, mettendo ad investimento ruolo sociale, prestigio e considerazione che i nostri corregionali si sono guadagnati nei Paesi d’emigrazione. Ma anche, laddove le condizioni economiche e sociali non hanno consentito ad alcuni di realizzarsi appieno, specie in Sud America, il CRAM e la Regione Abruzzo hanno attivato interventi concreti verso casi di difficoltà, specie nell’assistenza sanitaria, aggiuntivi a quelli disposti dal governo italiano. Una politica, peraltro, che ha guardato soprattutto alle nuove generazioni, chiamando i giovani di terza e quarta generazione a progettare nuove vie di collaborazione tra le comunità abruzzesi all’estero e la regione d’origine.
(SEGUE)