Martina bussa, Di Maio apre la porte. Chiudendo a doppia mandata, contemporaneamente, quella che conduceva all’alleanza con la Lega. “Abbiamo provato in tutti i modo a invitare Salvini a firmare un contratto di governo per questo paese, ma la Lega ha deciso di condannarsi all’irrilevanza per rispetto del loro alleato invece di andare al governo. E’ chiaro che un governo di centrodestra non è più percorribile, forse gli unici che non l’hanno capito sono loro. Per me qualsiasi discorso con la Lega si chiude qui”. Era la rassicurazione che voleva il Partito democratico, la chiusura del ‘doppio forno’, la precondizione per iniziare un dialogo: eccolo servito. “Quelle di Martina sono parole che vanno nella direzione di una apertura – continua Di Maio, dopo il suo colloquio alla Camera con Roberto Fico – noi ci siamo sui temi, per firmare un contratto di governo per il cambiamento di questo paese, senza rinunciare ai nostri valori e alle nostre battaglie, dal reddito di cittadinanza alla lotta alla corruzione”. E chiarisce che “è chiaro che Lega e Pd restano partiti alternativi a noi, ma è chiaro anche che nessuno può fare da solo: col Pd ci sono molte divergenze, ma se riusciremo a mettere al centro i temi per far uscire gli italiani dal pantano, noi ci saremo”. Giovedì Fico salirà già al Colle per riportare i frutti del suo lavoro al presidente Sergio Mattarella, ma i tempi di un eventuale dialogo rischiano di essere più lunghi, perché ogni decisione del Pd dovrà passare dalla direzione nazionale che sarà convocata non prima della settimana prossima, forse dopo il 1 maggio Per questo Di Maio avanza l’idea di un incontro preliminare: “Chiedo al Pd di venire al tavolo non a firmare il contratto, ma verificare se ci sono le condizioni per mettere in pratica un piano: rispetto i tempi decisionali interni ma è chiaro che dobbiamo vederci”. E che succede se neanche tra M5S e Pd si dovesse arrivare a un accordo? “Se questo tentativo dovesse fallire – dice Di Maio – per noi si deve tornare alle urne, devono esprimersi gli italiani: non daremo mai la fiducia a governi tecnici e di scopo. Con 338 parlamentari non esiste l’opposizione, esistono il governo o il ritorno al voto. Noi dobbiamo fare di tutto per dare al Paese un governo di cambiamento”. Anche se ogni ipotesi di contratto, sottolinea, dovrà passare prima dal vaglio degli iscritti sulla piattaforma Rousseau, e questo potrebbe essere un problema da non sottovalutare.