Dodici mesi per cedere gli apparecchi, anche all’estero, o distruggere delle macchine. E’ questo il destino delle 135 mila slot in eccesso secondo quanto stabilito dalla Manovrina 2017, che ha previsto al 30 aprile un taglio degli apparecchi dalle 400 mila alle 265 mila unità. Già a dicembre le concessionarie hanno tagliato il proprio parco macchine del 15% ma ora il numero complessivo di slot dovrà scendere a 265mila. A partire da oggi, quando partirà la procedura, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli potrà effettuare ispezioni nelle sedi dei proprietari delle macchinette per verificare che si sia provveduto alla distruzione o alla cessione delle slot. Per chi non sarà trovato in regola, sono previste sanzioni fino a due anni di reclusione e la cancellazione dall’elenco degli operatori slot. Il trattamento delle macchinette eliminate – rende noto Agimeg – sarà regolato da un provvedimento dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: secondo quanto si legge in una prima bozza “il proprietario degli apparecchi dismessi, entro 12 mesi dalla cessazione di efficacia delle autorizzazioni, deve smaltirli e distruggerli oppure cederli, anche all’estero”. Sia la macchina, sia la scheda di gioco, dovranno essere distrutti secondo le norme di gestione dei rifiuti pericolosi, attraverso soggetti autorizzati. Ma i proprietari potranno anche cedere le slot ai produttori di apparecchi di gioco, mentre la scheda può essere rivenduta separatamente anche alla società che l’ha prodotta. Ci si potrà rivolgere anche al mercato estero, ma in questo caso potrà essere ceduta solamente la macchina, e non la scheda. Sullo sfondo si staglia la vicenda degli operatori Codere e Netwin che hanno proceduto in via giudiziaria contro i criteri cui fare riferimento per calcolare le singole quote e chiedendo di prendere in considerazione il parco esistente al 31 dicembre 2016. Con il decreto attuativo del luglio 2017, il Mef ha invece preso come riferimento il paniere controllato nel settembre 2017. Il problema nasce dal fatto che in questo lasso di tempo, la maggior parte degli operatori ha avviato l’iter di razionalizzazione, Codere al contrario ha acquisito delle quote di mercato degli altri concessionari. In sostanza ha riacquisito una serie di nulla osta dismessi dagli altri operatori, e poi ha tagliato le slot in eccesso basandosi sul parco esistente al 31 dicembre 2016. Al contrario, se si prendesse quindi in considerazione il parco macchine esistente a settembre scorso – come indicato dal Mef – la concessionaria sarebbe costretta a effettuare un doppio taglio. In campo è scesa però anche la maggior parte degli altri operatori per contrastare la posizione di Codere: se quest’ultima venisse autorizzata a conservare le macchine riacquisite, loro dovrebbero compensarne la quota, visto che comunque la rete finale dovrà essere conmposta da 265mila macchine. Una politica simile a quella di Codere è stata attivata anche da Netwin. Il Tar Lazio ha avuto modo di affrontare la questione in più occasioni. Il 23 gennaio ha infatti messo un’ordinanza con cui ha negato la richiesta di sospendere in via cautelare il taglio e ha fissato l’udienza di merito al 23 maggio. Il 21 febbraio è stata poi concessa una sospensiva, ma poi nell’udienza collegiale del 21 marzo il provvedimento non è stato confermato. Codere si è quindi rivolta al Consiglio di Stato ma ha provveduto comunque a dismettere le slot controverse (accorpandole in sostanza alla quota da tagliare al 31 dicembre scorso) altrimenti sarebbe incorsa in una sanzione di 10mila euro al giorno per ogni macchina. Resta sul tavolo del Consiglio di Stato la richiesta di sospendere il taglio delle 2.500 slot, ma queste macchine appunto sono già state dismesse. lA questione tornerà al Tar per l’udienza di merito il 23 maggio. In quella sede si deciderà anche della richiesta – avanzata da Codere – di rinviare la questione alla Corte Costituzionale. (2 mag – red)