Gli scienziati continuano la loro corsa verso il 2030, l’anno fatidico in cui l’uomo dovrebbe mettere piede per la prima volta su Marte. Con l’acronimo InSight (Interior exploration using Seismic investigations, geodesy and heat transport) partirà sabato, alle 13.05 (in Italia), la missione della Nasa che trasporta il primo lander che studierà i misteri del sottosuolo marziano. Il lancio del razzo Atlas V avverrà dalla base di Vandenberg, in California, per non ‘intasare’ la base centrale di Cap Canaveral già programmata per altre missioni spaziali. Il viaggio durerà circa sei mesi e l’arrivo è previsto il 26 novembre. La missione avrà il compito di studiare e analizzare crosta, mantello e nucleo del pianeta rosso attraverso l’utilizzo di una sonda di calore e di un sismografo. A bordo della sonda spaziale viaggiano, oltre ad una stazione meteorologica, tre strumenti che avranno il compito di scrutare quel che c’è sotto la superficie. La missione sarà accompagnata da due CubeSat, ossia due piccoli satelliti, il cui compito principale sarà quello di fare da ripetitori dei dati della sonda in fase di atterraggio e di trasmettere a Terra la posizione di InSight durante l’attraversamento dell’atmosfera marziana. L’agenzia spaziale americana ha, intanto, firmato con l’Agenzia spaziale europea (Esa) un accordo per future missioni organizzate per portare sulla Terra campioni del suolo marziano. La sonda trasporta il SEIS (Seismic Experiment for Interior Structure, uno dei principali strumenti che equipaggiano il veicolo spaziale), fornito dal CNES in Francia, un sensibilissimo sismografo in grado di captare anche i più flebili movimenti tellurici. Per raggiungere questi elevatissimi livelli di accuratezza, i tre sensori di cui è dotato devono operare in una condizione di vuoto spinto per resistere alle avverse condizioni dell’ambiente marziano. Una perdita individuata ad inizio anno nello strumento era già stata riparata e il team della missione era fiducioso che le migliorie apportate potessero essere sufficienti. Ma nuovi, recenti test sull’apparato condotti in condizioni estreme (fino a -45 celsius) per simulare le condizioni da affrontare durante lo svolgimento della missione, hanno messo in evidenza un’ulteriore perdita di vuoto nel sistema. E, ormai, i tecnici hanno capito che i nuovi interventi andranno fatti in modo più approfondito per risolvere, si spera in maniera decisiva, l’inconveniente. Inoltre il 7 maggio, presso la sede dell’Agenzia Spaziale Italiana, a Roma, si terrà il workshop “Esplorazione e Colonizzazione del pianeta Marte: scenari operativi e strategia nazionale” organizzato dal Centro Italiano Ricerche Aerospaziali. Il meeting sarà occasione di confronto con la comunità scientifica in merito ai risultati degli esperimenti di esplorazione e colonizzazione già conclusi e alle future attività necessarie alla colonizzazione del pianeta Marte. Il grande interesse verso l’esplorazione planetaria, in particolare, di Marte richiede la realizzazione di infrastrutture per la sperimentazione e la verifica a terra dei sistemi e delle tecnologie necessarie. Nel panorama internazionale, sono già presenti infrastrutture di ricerca destinate allo sviluppo di tecnologie per l’esplorazione marziana. Queste sono però caratterizzate da limiti operativi, di performance e da ridotte dimensioni delle camere di prova. In tale contesto di ricerca e sperimentazione, il CIRA ha elaborato il Flagship Program “Mars”, nell’ambito del quale, ed in sinergia con gli stakeholder nazionali, intende progettare, realizzare e gestire una facility integrata in grado di raccogliere, in un unico sito, molteplici infrastrutture avanzate, orientate all’esecuzione di test funzionali alle future missioni di esplorazione e colonizzazione.
