Roma, 3 mag – Dalla relazione “meno madri potenziali/meno nascite”, anche se con fecondità in aumento, e da quella “più individui in età anziana/più decessi”, scaturisce così l’instaurarsi di un saldo naturale (nascite – decessi) negativo che tende ad assumere dimensioni sempre più rilevanti. Già dopo pochi anni di previsione sulla base dello scenario mediano si ipotizza che il saldo naturale possa oltrepassare le 200 mila unità in meno (2024), per quindi oltrepassare la soglia delle 300 e delle 400 mila (rispettivamente, entro il 2044 e il 2053). In termini relativi, il tasso di decrescita naturale passerebbe dal -3 per mille nell’anno base al -7,8 per mille nel 2060, anno dopo il quale inizia lentamente a migliorare (-7,4 per mille nel 2065).
In tale contesto sarebbero soprattutto il Sud e le Isole a subire la variazione per movimento naturale più importante, fino a sotto il -10 per mille nel 2065 (Prospetto 2). Nonostante condizioni meno favorevoli in partenza rispetto al Mezzogiorno, il saldo naturale nel Centro-nord presenta un’evoluzione più vantaggiosa ma pur sempre negativa. In tale area del Paese la forbice tra nascite e decessi tende ad allargarsi fino al 2055, quindi ad attenuarsi dopo tale anno. Nel 2065 il tasso di decrescita naturale è pari al -5,8 per mille nel Nord-ovest, al -6,5 per mille nel Nord-est e, infine, al -7 per mille nel Centro.
Il margine d’incertezza legato alle previsioni di nascite e decessi, pur non modificando il quadro di fondo sopra descritto, aumenta nel tempo soprattutto per le prime. Nel caso delle nascite ciò si deve a due ragioni specifiche. L’intervallo di confidenza proiettato per la fecondità è oggettivamente alto, tra 1,25 e 1,93 figli per donna entro il 2065. Esso, cioè, oscilla tra una visione di fecondità stabilmente più bassa di quella odierna e una che tende quasi al livello di sostituzione delle generazioni. Inoltre, man mano che ci si allontana nel futuro, i livelli di fecondità sono applicati a coorti di donne a loro volta oggetto di proiezione. Le previsioni contemplano, cioè, nati da madri che a loro volta devono ancora nascere. Per i decessi tali valutazioni valgono solo in parte. Gli intervalli di confidenza proiettati al 2065 per le probabilità di morte sono anch’essi ampi (tra 84,1 e 88,2 anni la speranza di vita alla nascita degli uomini, tra 87,9 e 92,7 quella delle donne) ma queste impattano nel tempo nei confronti di individui che, al netto delle future nascite e dei movimenti migratori, sono largamente già in vita oggi. (red)