Roma, 10 mag – “La vita di Sana dimostra che l’integrazione è possibile, la sua morte impone alle istituzioni di aiutare le donne che si emancipano, punendo senza esitazione chi vuole mantenerle in stato di semischiavitù. I diritti della persona in Italia sono inviolabili, e questo deve essere chiaro a tutti”. Lo ha affermato la deputata del PD Debora Serracchiani, dopo che il padre della giovane italo-pachistana Sana Cheema ha confessato di averla uccisa in quanto la donna non aveva accettato un matrimonio combinato. Per Serracchiani, “è sconvolgente che un padre sia riuscito a trovare la forza e la volontà di uccidere la figlia per tradizioni oscurantista, nel silenzio della famiglia. Per questo bisogna essere vicini alle tante Sana, nuove italiane testimoni di una convivenza possibile e gratificante, aiutarle a non restare sole nelle loro famiglie, sulle quali bisognerà decidersi ad agire con una formazione capillare e incisiva. Utile in questo senso – ha evidenziato – anche il disegno di legge a prima firma della senatrice Nadia Giletti (Pd) inteso a reprimere e prevenire i matrimoni forzati e precoci, che riguardano le figlie spesso minori, emigrate di seconda generazione”. “Questa – ha puntualizzato Serracchiani – è la differenza tra la gestione di un’immigrazione che integra e arricchisce, e una politica che chiude gli occhi di fronte alla realtà. Prendersi la manodopera quando serve e poi ghettizzare gli stranieri per non vederli può essere politicamente comodo ma anche molto pericoloso. Le giovani donne possono essere una grande occasione di integrazione e – ha concluso – auspico che la tragedia di Sana, assieme alle altre simili, ci svegli tutti dall’indifferenza o dalla sterile indignazione”.
(PO / Red)