Roma, 14 mag- Benin, Iraq, Siria, Afghanistan, Burkina Faso, Somalia, Haiti, Senegal: tanti i luoghi caldi del pianeta dove Abenavoli e la sua equipe porta il suo aiuto. “Per ogni missione c’è un protocollo molto rigido da seguire, identico di Paese in Paese: accordi con le ambasciate, accordi con gli ospedali che ci ospiteranno, contatti assidui con i medici locali nostri referenti in loco e, a volte, anche cargo di materiali chirurgici che poi lasciamo ai medici cui abbiamo fatto training”. A questo, si aggiungono campagne di sensibilizzazione per prevenire patologie che in alcune zone paiono endemiche come il labbro leporino. I bambini affetti da questa patologia, più di 165mila nel mondo ogni anno, hanno grandi difficoltà nella nutrizione e problemi di articolazione del linguaggio; spesso sono costretti a vivere in solitudine, poiché molte culture la considerano una vera e propria maledizione. Numerose le cause: matrimoni tra consanguinei, che favoriscono la trasmissione genetica della malformazione, malnutrizione e carenza di acido folico nelle donne in gravidanza. “Si tratta di una insufficienza che potrebbe essere ovviata con un euro di spesa al mese di integratori – spiega il dottore – Per questo è indispensabile trovare appoggio nel Ministero della Salute del paese dove andiamo ed è così importante sviluppare le molte potenzialità umane e professionali che troviamo in loco”. Non solo formazione, però, perché sono tante le madri che negli anni hanno affidato i loro figli ad Abenavoli e ai suoi colleghi: “Diamo loro speranza e certezza: speranza di una cura e certezza di guarigione. Da cattolico praticante quale sono, credo che Dio mi abbia dato un dono e che sia mio dovere metterlo al servizio degli altri”. Ed è questo spirito di servizio ad aver condotto Emergenza Sorrisi in zone di guerra e a spendersi per trasferire in Italia i casi clinici più difficili. “C’è un bambino di 8 anni in Senegal, con ustioni gravissimi su tutto il corpo. Ha moncherini al posto della mani con cui l’ho visto giocare con il mio tablet. È intelligente, vivace: la mia ossessione è riuscire a portarlo in Italia per guarirlo. Il trasferimento, però, è un impegno economico ingente, prevede un lavoro costante con le ambasciate e coinvolge anche le famiglie dei bambini”.(BIG ITALY / SEGUE)