Roma, 15 mag – Negli ultimi due anni, però, si sono registrati deboli segnali di ripresa. Il valore delle esportazioni ha incrementato la crescita portandosi a 37 miliardi di euro. Francia, Germania e Stati Uniti sono i principali partner commerciali per l’industria della moda, tuttavia, è la Cina a registrare il maggior incremento delle importazioni dei nostri prodotti di settore: +206% tra il 2006 e il 2016. Anche il mercato interno mostra un leggero miglioramento: nel 2017 l’emorragia dei negozi di moda si è ridotta (-2mila imprese), ed i consumatori sembrano aver recuperato interesse, nonostante si senta ancora chiaramente l’effetto della crisi. Secondo un sondaggio condotto da SWG per Fismo Confesercenti, negli ultimi due anni il 67% degli italiani segnala un aumento della spesa rispetto al periodo della crisi. Anche i consumatori che si orientano verso prodotti di qualità medio-alta (54%) superano per la prima volta dal 2013, seppure di poco, la quota di italiani che si orienta invece al low-cost (42%). In recupero anche l’appeal dei negozi di moda: il 30% degli intervistati segnala infatti di aver aumentato la frequenza con cui comprano nei negozi, una percentuale superiore anche all’online (20%) e outlet (17%). Le difficoltà, però, non sono ancora finite: oltre un italiano su quattro (il 27%) dice di stare ancora tagliando i consumi di moda. E chi taglia, lo fa soprattutto per ragioni di budget: il 40% segnala difficoltà economiche, mentre il 23% afferma di aver deviato le risorse su altre spese improrogabili (tasse, multe, debiti, etc…). “Il made in Italy della moda è un successo nel mondo, ma in Italia, paradossalmente, si trova ancora in una situazione di fragilità”, commenta Roberto Manzoni. “I flebili segnali di speranza raccolti nell’ultimo anno, che ancora non si sono trasformati in ripresa effettiva, vanno però rinforzati. La politica – ha incalzato Manzoni – deve riconoscere il ruolo fondamentale di questo settore. Chi investe nella moda deve poter contare su credito, formazione e su una regolamentazione chiara su vendite on line, outlet, saldi e contraffazione. Solo quando il comparto moda vedrà riconosciuto il ruolo fondamentale che ha nell’economia del Paese tornerà a credere e investire nel futuro. Almeno, ci attendiamo che i segnali positivi non siano soffocati sul nascere. Per questo riteniamo assolutamente necessario bloccare gli aumenti IVA previsti dalle clausole di salvaguardia, che farebbero salire di oltre 2 punti l’aliquota per i prodotti d’abbigliamento e accessori: sarebbe un grave colpo ai consumi di moda, difficile da recuperare”. (BIG ITALY / Red)