Roma, 24 mag – “Oggi siamo in grado di realizzare simulazioni numeriche dei processi che avvengono dalle profondità dei sistemi magmatici fino alla dispersione dei prodotti vulcanici nell’atmosfera e misuriamo costantemente un gran numero di parametri che ci avvertono di anche minime variazioni nello stato di un vulcano attivo. Tutto ciò consente di prepararci al verificarsi di una nuova eruzione. Tuttavia”, osserva Papale, “non è mai stato prodotto, a livello mondiale, un metodo affidabile per prevedere, sulla base di tali misure, la magnitudo dell’eruzione che ne seguirà”.
I risultati della ricerca suggeriscono che tale limite possa costituire una caratteristica fondamentale delle eruzioni di tipo esplosivo e che quindi potrebbe non essere possibile, nemmeno in futuro, fare previsioni certe sulla dimensione e l’impatto di una prossima eruzione.
“Per tale ragione”, conclude Papale, “nelle nostre valutazioni di pericolosità ci riferiamo a diverse possibili scale eruttive, ciascuna associata a una diversa probabilità. La ricerca nel campo della pericolosità vulcanica si concentra quindi su come trasferire conoscenze, sempre più approfondite, in valutazioni probabilistiche maggiormente affidabili che possano consentire alle autorità una migliore gestione del rischio vulcanico”.
(BIG ITALY / red)