“La situazione è molto complessa. Ma sarebbe opportuno rimuovere ogni equivoco possibile sulla legittimità dell’azione e delle scelte del presidente della Repubblica”. Lo afferma Massimo Luciani, docente di diritto costituzionale alla Sapienza, in una intervista al Corriere della Sera. E replica a Di Maio e Melonl i quali invocano l’impeachment. “Non ci sono i presupposti per la violazione dell’articolo 90. Perché il presidente Mattarella ha esercitato i suoi poteri costituzionali”. E vi rientra il veto sul ministro dell’Economia “perché l’articolo 87 prevede atti controfirmati dal presidente del Consiglio, ma firmati dal capo dello Stato. E’ ovvio che debbano essere condivisi. Altra cosa è l’opportunità. Per qualcuno può esserlo stato. Ognuno è libero di valutare. Anche se le sue scelte non sono motivate da ragioni politiche ma istituzionali. Il presidente ha ritenuto che la scelta di un certo ministro per una posizione chiave del governo mettesse a rischio gli interessi del nostro Paese. Questa è una valutazione istituzionale”. Fino a dove può arrivare lo scontro? “Le posizioni del capo dello Stato possono essere oggetto di critica anche molto intensa, senza che si configuri il reato di vilipendio. Ma resta il fatto che il capo dello Stato non ha agito per antipatia personale nei confronti di una proposta di un ministro, né per interesse personale”. E sulla posizione di quanti sostengono che non si può rinunciare a un ministro a causa dello spread commenta: “Ma purtroppo la realtà oggettiva è che in un mondo globalizzato le scelte nazionali sono fatalmente condizionate dagli equilibri politici ed economici internazionali. È auspicabile una iniziativa politica che ridia agli Stati la capacità di governo delle grandi questioni economiche. Ma questo richiede una complessa strategia politica che non può essere soltanto nazionale. L’Italia però ben potrebbe attivarsi per cambiare la realtà di un’Unione Europea che si è dimostrata inadeguata alle sfide del presente”. (28 mag – red)