Milano, 30 mag – Dal 2003 – anno della prima edizione – a oggi grazie alla partnership con Intesa Sanpaolo il FAI ha sostenuto e promosso progetti di recupero e valorizzazione a favore di 92 luoghi d’arte e di natura in 17 regioni. Oltre 5 milioni (di cui 1,5 milioni nell’ultima edizione del 2016) i voti ricevuti dalla Fondazione per più di 35.000 luoghi dalle tipologie più varie in circa 6.000 comuni in tutta Italia (il 75% del totale), alcuni segnalati da una sola persona, altri riconosciuti importanti a tal punto da spingere decine di migliaia di cittadini a “unire le forze” per regalargli la possibilità di una nuova “vita”. Solo nel 2016 si sono attivati 316 comitati spontanei e 209 luoghi hanno ottenuto oltre 1.000 segnalazioni.
E sono già oltre 100 i comitati e i Comuni che nei primi mesi di quest’anno hanno preso contatto con il FAI per prepararsi a raccogliere voti. Come sempre, le loro storie sono diverse tra loro e testimoniano l’eterogeneità della situazione italiana. Ci sono piccoli beni che rivestono un valore speciale per la loro comunità, come le “Marginette” – ovvero i tabernacoli votivi – di Capannoli (PI); aree naturalistiche bisognose di tutela, come l’isolotto di Vivara a Procida (NA); grandi edifici il cui recupero è reso difficile dalla carenza di fondi e dalla necessità di attribuirgli una nuova destinazione d’uso, come l’ex carcere di Sant’Agata a Bergamo; o ancora beni feriti dal terremoto, come la chiesetta di San Salvatore a Campi di Norcia (PG), in parte crollata nel sisma del 2016, che verrà votata da un’ampia rete di partner, tra cui la stessa Soprintendenza e i restauratori.
Nel 2018 il bene che avrà ottenuto più segnalazioni riceverà un contributo di 50.000 euro, il secondo classificato 40.000 euro e il terzo 30.000 euro. È previsto anche lo stanziamento aggiuntivo di 5.000 euro per i luoghi che supereranno i 50.000 voti, mentre il luogo che raccoglierà più voti nelle filiali Intesa Sanpaolo e avrà raggiunto almeno 2.000 segnalazioni beneficerà di un contributo di 5.000 euro. In tutti i casi, per poter attingere ai fondi, gli enti proprietari dei beni dovranno sottoporre al FAI un progetto specifico.
(SEGUE)