Roma, 3 lug – “In Europa, l’interculturalità costituisce una sfida difficile, allo stesso tempo naturale e obbligata. Si tratta di gestire molte e importanti diversità che dovranno convivere in modo armonioso all’interno di un destino comune, all’interno di una identità che concili non solo le differenze del Vecchio Continente, ma che sappia integrare anche le componenti extraeuropee nell’ambito dei valori della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948”. Questo perchè “nel contesto globale delle differenze economiche, etniche, religiose e culturali, della mescolanza, dell’interculturalità e della pace, la storia del Mediterraneo non può essere scissa da quella dell’Europa e assume una importanza strategica per l’intero pianeta e vitale per il Vecchio Continente e per le sue relazioni con i Paesi che si affacciano su questo Mare Nostrum”. Secondo Eugenio, per rilanciare il dialogo interculturale, serve rilanciare anche il cosiddetto Processus di Barcellona “soprattutto in quegli aspetti che mirano al rafforzamento del livello politico delle relazioni dell’UE con i Paesi del Mediterraneo; alla divisione delle responsabilità nelle relazioni multilaterali; alla promozione di progetti regionali concreti utili ai cittadini; al coinvolgimento del settore privato; al multilinguismo.
(Sis)