Roma, 31 mag – Continuano le ricerche della comunità vulcanologica nazionale e internazionale mirate a comprendere l’origine del bradisismo della caldera dei Campi Flegrei, attraverso l’analisi congiunta di oltre 37 anni di dati geochimici, relativi alle fumarole di Solfatara e Pisciarelli, e geofisici di deformazioni del suolo della caldera. A formulare un nuovo modello interpretativo di questi fenomeni, un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Osservatorio Vesuviano (INGV-OV), dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli e dell’Institut de Physique du Globe di Parigi. Lo studio è stato pubblicato su Nature Scientific Reports. “I risultati di questo nuovo lavoro”, afferma Roberto Moretti dell’Institut de Physique du Globe di Parigi , “ipotizzano come, a differenza degli anni ’80 (dal 1983 al 1984) in cui gli alti tassi di sollevamento osservati potevano essere compatibili con una intrusione magmatica superficiale (a circa 3-4 km di profondità), il fenomeno bradisismico attuale (iniziato nel 2005 circa e tutt’ora in atto), caratterizzato da tassi di sollevamento molto più bassi, non sia dovuto a intrusioni magmatiche, bensì dal prosciugamento della parte più profonda degli acquiferi presenti nel sottosuolo, per l’arrivo di gas magmatici dal serbatoio magmatico principale, localizzato a circa 8 km di profondità”. I dati geochimici indicano come tra il 1983 e il 1984 fossero presenti tutti gli elementi coerenti con una migrazione di magma negli strati più superficiali, a circa 3-4 km di profondità. (BIG ITALY / SEGUE)