“I titoli sono facili mentre le soluzioni sono molto più complicate”. Così la segretaria generale della CGIL Susanna Camusso parlando con i giornalisti prima di prendere parte, a Trento, all’incontro “Il lavoro del futuro”: uno dei tanti appuntamenti del Festival dell’Economa che ha preso il via giovedì e chiuderà battenti domani. Le parole della Camusso arrivano in replica a quelle del ministro del Lavoro Luigi Di Maio che in diretta su Facebook dal Ministero dello Sviluppo economico ha detto che “Il Job Act va rivisto, c’è troppa precarietà. La gente non ha certezza neanche più per prenotarsi le vacanze non solo per sposarsi e se dobbiamo dare più forza all’economia la dobbiamo ridurre”. In tema di lavoro e di precaretà secondo Camusso “è’ necessaria una effettiva discussione e vedere in quale direzione si va, ricordando che l’equilibrio tra un datore di lavoro e il lavoratore è sempre a sfavore dei lavoratori”. “La precarietà – ha aggiunto Camusso – non è solo figlia del Job Act, bisogna cercare ora di capire quali soluzioni si propongono”. (PO / Gil 2 giu)
I LAVORI DEL FUTURO: CONOSCENZA, EMPATIA E GIG ECONOMY La rivoluzione tecnologica non è il futuro, è l’attualità. La politica deve riprendere le redini del cambiamento per evitare le disuguaglianze nel mondo del lavoro. Sono queste le riflessioni emerse durante l’incontro curato dalla casa editrice “Codice” nella Biblioteca comunale di Trento che ha visto protagonisti Luca De Biase ( editor di innovazione a Il Sole 24 Ore e Nova24 del quale è stato fondatore, nonché componente del Gruppo di lavoro sui Big Data istituito dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil e il sociologo Domenico De Masi, coordinati da Tonia Mastrobuoni, firma di “Repubblica”.
LE CONSEGUENZE DELLA RIVOLUZIONE DIGITALE Camusso si è soffermata sulle conseguenze della rivoluzione digitale, partendo dall’assunto che esse non sono uguali per tutti. “Mentre dentro le fabbriche si genera polarizzazione, nei servizi e nella distribuzione la distruzione di posti di lavoro è realtà, non c’è trasformazione. A guardare bene l’ora X per il cambiamento non esiste: siamo già dentro il processo è dobbiamo capire che anche la frontiera più avanzata delle tecnologie produce del vecchio sfruttamento”. Amazon è esemplare da questo punto di vista: tutti siamo convinti che sia un’azienda geniale, ma dietro ci sono grandi catene di montaggio nei capannoni. “Amazon sarà pure il futuro davanti a noi – ha precisato Camusso -, resta il fatto che solo da poco siamo riusciti a convincerli della necessità di un contratto serio per i dipendenti”. Sul tema del cambiamento tecnologico serve quindi una politica in anticipo o di programmazione, non si può lasciar fare alle multinazionali e poi raccogliere i cocci, perché questi sono fenomeni che, se non governati, portano alla polarizzazione e alle discriminazioni, da combattere con la formazione permanente. (PO / red – 2 giu)