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NELL’ERA DEI LAVORETTI
DA 12 EURO ALL’ORA

it@withub.it by it@withub.it
2 Giugno 2018
in In evidenza HP, In evidenza top news
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Il lavoro sta cambiando. È un dato di fatto. Oggigiorno si lavora prevalentemente da freelancer e molte sono le piattaforme online che offrono queste nuove tipologie di lavoro, ma quali sono i diritti di questi lavoratori? Questo l’interrogativo emerso stamattina al Festival dell’Economia, durante l’incontro “Gig economy, lavoro o lavoretti?” curato da lavoce.info.

L’INTERVENTO DI PIETRO ICHINO A introdurre la tematica sono state le parole del giurista Pietro Ichino, il quale ha esordito affermando che la soluzione alla GIG economy è probabilmente data dalla volontà di superare la distinzione tra lavoro e lavoretti, freelancer e dipendenti, focalizzandosi sul fatto che oggi bisogna andare oltre la “categoria novecentesca” dell’obbedienza nei confronti del datore del lavoro: “Bisogna partire – ha affermato Ichino – dal dato organizzativo. Se il lavoro è organizzato attraverso una piattaforma digitale che consente di mettere in comunicazione la singola domanda di lavoro per la singola prestazione, il titolare della piattaforma online di lavoro è tenuto a interfacciarsi con l’INPS in funzione dei vari pagamenti assicurativi”.

IL DIBATTITO Coordinati dal giornalista, responsabile di Nova24, Luca De Biase, i relatori Marta Fana, phD in Economia SciencesPo a Parigi, Paolo Naticchioni professore di Scienze Politiche dell’Università di Roma Tre, Matteo Sarzana, General Manager Deliveroo Italia e Gianluca Cocco, Managing Director Foodora, si sono confrontati sul tema della GIG economy in una tavola rotonda che ha saputo porre l’accento sui veri diritti di questi nuovi lavoratori.

IL FENOMENO GIG ECONOMY Ma qual è l’entità di questo fenomeno? A rispondere è uno studio del professor Naticchione, il quale mostra che in Italia sono 150.000 persone che lavorano principalmente come freelance, mentre salgono a 695.000 le persone che arrotondano il proprio stipendio con un altro lavoro nel fine settimana.

I DATI Lo studio, inoltre, mette in luce che non si tratta di “lavoretti”, vale a dire che richiedono un basso livello di istruzione, e che il vantaggio di questi lavori sta nella possibilità di scegliere dove e quando lavorare mentre lo svantaggio è dato dal fatto che si lavorano poche ore a settimana, dalle 4 alle 20 ore a settimana, e che i salari medi sono circa 12 euro lordi all’ora.

DELIVEROO E FOODORA Dati che vengono avvalorati dal General Manager di Deliveroo, Marco Sarzana: “Nella mia azienda lavorano oltre 2.000 rider, i quali in media lavorano 10 ore settimanali ed è interessante notare che il 56% dei rider lavora meno di 4 mesi all’anno” ma il dato rassicurante è che Deliveroo ha “attuato una nuova polizza assicurativa che tutela il lavoratore già pubblicata e ben evidente sul nostro sito”. In linea con l’intervento di Sarzana, Gianluca Cocco, amministratore delegato di foodora ha illustrato che: “I rider foodora hanno diverse tutele: contributi pensionistici INPS, assicurazione per infortuni – INAIL, assicurazione contro danni a terzi, dispositivi di protezione individuale per la sicurezza, bonus per la maternità e via dicendo”.

I DIRITTI DEI LAVORATORI Ma a ritornare con forza sui diritti dei lavoratori è stato l’intervento della dottoressa Marta Fana la quale ha evidenziato come i termini del confronto siano strettamente politici: “E’ inutile – ha concluso la dottoressa Fana – introdurre assicurazioni sugli infortuni se non si danno ai lavoratori i mezzi adeguati per la consegna. Penso che tutti i rider siano dei dipendenti dal momento che indossano una divisa aziendale per le consegne e quindi perché non facciamo scegliere ai lavoratori se preferiscono essere Co.Co.Co oppure lavoratori dipendenti? E infine, non si può pensare a introdurre solo un bonus per la maternità, la maternità è un diritto”. (PO / red – 2 giu)

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