Un reddito d’inclusione – da non confondere con il reddito di cittadinanza – per permettere alle persone di ripartire. Ecco cosa avrebbe fatto Enrico Giovannini, già ministro del Lavoro nel governo Letta, se fosse stato chiamato a entrare in un governo tecnico. “Il reddito d’inclusione non è altro che il sostegno per l’inclusione attiva che facemmo quando ero ministro ed è sbagliato pensare che quella misura sia unicamente una misura contro la povertà”, ha detto Giovannini intervenendo al Festival dell’Economia di Trento. “Il reddito di inclusione attiva non è il reddito di cittadinanza – sottolinea Giovannini – ma un reddito che fa ripartire le persone e che dà resilienza. E’ uno strumento non solo giustissimo e di lotta alla povertà, ma è un modo per creare mobilità sociale, non solo per i giovani ma anche per le persone avanti con gli anni pronte a rimettersi in gioco”. L’ex ministro spiega che questa misura “c’è in tutti i paesi nel mondo e io mi battei per introdurlo in Italia” ma si dice certo che “come è adesso non va bene a causa della scarsità dei fondi. Ricordiamo che con gli 80 euro è stato deciso di dedicare 10 miliardi all’anno da qui all’eternità quando ne servirebbero 7 per eliminare la povertà in Italia con questo meccanismo di rilancio”. Secondo Giovannini “una volta rilanciata l’economia probabilmente quei fondi non servirebbero più, come è successo in Germania”. Si tratta di “un cambiamento radicale nel modo in cui si pensa” afferma l’economista sottolineando che è necessario “combattere l’idea che mettendo i soldi in tasca alla gente l’economia riparta e tutti i problemi si risolvono, non è così”. Oltre al reddito di inclusione bisogna partire dalle politiche attive del lavoro che “sono la nostra debolezza – prosegue Giovannini – ce lo dicono tutti e lo sapiamo benissimo. Non si tratta solo della questione dei centri dell’impiego, ma è molto di più. Sono dispiaciuto che per anni i 200 milioni all’anno messi nell’unica legge di bilancio del governo Letta sulle politiche attive sono state di fatto messe da parte e utilizzate per nulla o poco”. C’è inoltre il programma “Garanzia Giovani, da ripotenziare e migliorare”, conclude l’ex ministro. (Sip – 3 giu)
