L’accoglienza diffusa ha provocato solo danni”. Ed ora il Friuli Venezia-Giulia è pronto ad aprire un centro di espulsione, come richiesto dal ministro dell’interno Matteo Salvini in ogni regione. “Assolutamente sì – conferma il governatore Massimiliano Fedriga in una intervista a La Stampa -. È una cosa di cui parlavo già nel mio programma di governo per il Friuli quando ancora non si sapeva che ci sarebbe stato questo governo. Da noi il problema è più che sentito. Insieme alla Toscana siamo stati la Regione con più accoglienza diffusa in tutta Italia. E ovviamente a questo si accompagnava il problema numero uno: sparpagliando sul territorio queste persone non c’era più alcuna garanzia di sicurezza per i cittadini. Quindi si facciano questi centri, se serve in Friuli anche più di uno, dove mettere i richiedenti asilo che vanno trattati con ogni dignità e con tutto il rispetto. Ma senza la possibilità di girare liberamente sul territorio. Nel caso di diniego dell’asilo si organizzino i rimpatri”. Oggi ci vogliono due anni per completare una pratica di asilo. Quei centri rischiano di essere delle carceri? “A Gradisca avevamo un Cie. Con campi da calcio, da basket, la mensa e i medici. I letti erano imbullonati per terra se no i richiedenti asilo li sfasciavano. Su 36 ospiti, a Gradisca 35 avevano precedenti penali. Non dico di metterli in carcere ma ci vuole il massimo della sicurezza”, “un cittadino si sente più sicuro se sa che migranti e richiedenti asilo non circolano liberamente davanti al suo portone. Noi in Friuli abbiamo migranti che non arrivano dal Mediterraneo. In maggioranza entrano dalla Germania e dall’Austria, dove sono stati già respinti, attraverso il valico del Tarvisio. Sono soprattutto afghani e pakistani. In base agli accordi di Dublino se entro 60 giorni riusciamo a chiarire la loro posizione possono essere rimandati nei Paesi da dove sono entrati in Italia. Difendere i confini è la nostra priorità” ed “un forte rispetto delle regole vuol dire anche far capire che non è più così scontato che cercare di arrivare in Europa sia la soluzione dei loro problemi. E questa cosa deve essere anche un segnale per chi in questi anni ha prosperato nel commercio di carne umana” e “non è più accettabile che l’Ungheria sia sanzionata dall’Europa per la difesa dei suoi confini. La soluzione del problema, non può certo essere che chiunque può entrare nel nostro Paese”. (4 giu – red)