Contro i pericoli di dazi e protezionismi, il nuovo governo deve continuare il piano straordinario per il Made in Italy per promuovere l’internazionalizzazione e il dialogo delle piccole e medie imprese. E’ il messaggio che arriva dalla Giornata mondiale delle Fiere, che ha riunito tutti gli organizzatori fieristici italiani e le istituzioni attrici del piano straordinario per il Made In Italy. Un piano che nello scorso triennio (“per il quale sono stati stanziati 90milioni per le fiere italiane, per un totale di 125 eventi con risultati positivi in termini di presenze internazionali, e nel 2018 si è deciso di rifinanziare il progetto con 33 milioni” ricorda il presidente di Ice Michele Scannavini) ha portato grandi numeri: un migliaio di fiere solo nel 2018, di cui 209 internazionali, con 200 mila espositori partecipanti per un totale di 22 milioni di operatori provenienti dall’Italia e da tutto il mondo; in giro di affari da 60 miliardi di euro, che riguarda il 50% delle esportazioni italiane totali. E se è vero, come spiega il presidente di Aefi, l’associazione esposizioni e fiere italiane, Ettore Riello, che “la politica dei dazi oggettivamente può mettere alcuni settori in una situazione di criticità, sta diventando un fenomeno che può dare dei risvolti negativi” a maggior ragione “il ruolo delle fiere rimane una occasione importante per collegare il sistema delle imprese”. “Il contesto infonde ottimismo – spiega Riello – Nonostante qualche situazione di difficoltà, conseguenza anche della crisi degli ultimi anni, e dell’incertezza su alcune normative, l’osservatorio Aefi evidenzia dati positivi e in crescita”. Di certo “l’escalation del protezionismo rischia di schiacciare la nostra economia, che in questo momento cresce grazie alle vendite all’estero, con manovre che potrebbero pesare per 3 punti sull’export. Basti pensare che solo con l’Iran, con cui siamo stati i primi a firmare un protocollo d’intesa, il nostro Paese ha diversi miliardi di export a rischio”. Vincenzo De Luca, direttore generale per la Promozione del Sistema Paese della Farnesina, spiega che “Abbiamo sviluppato un processo che ha bisogno di continuità e che diventi strutturale, che sia una priorità. Siamo un paese che ha stabilito il record di 448 miliardi di export, direi che questo piano straordinario deve diventare ordinario per un paese che fa il 30 per cento del Pil con l’export, è una prospettiva vitale”. E Fabrizio Lucentini, generale per le politiche di internazionalizzazione e la promozione degli scambi, dei Mise, conferma: “E’ stato un piano integrato che è stato fortemente voluto a livello governativo e che deve assolutamente continuare perché è fondamentale per lo sviluppo”. Con lui Beniamino Quintieri, presidente di Sace: “Il mio auspicio è che anche il nuovo governo consideri l’internazionalizzazione una chiave per la crescita del paese”.
(Sis)
