Roma, 7 giu – “Accolgo con soddisfazione il nuovo ‘InvestEU Programme’ annunciato ieri dal Vice-Presidente della Commissione Europea Jyrki Katainen che segna un cambiamento importante nella filosofia generale delle politiche per gli investimenti in infrastrutture dell’Unione Europea. Soprattutto in riferimento al ruolo delle infrastrutture sociali, decisamente trascurate nei piani precedenti. Questo cambiamento va nella direzione auspicata dal Rapporto della High-Level Task Force(Boosting social infrastructure in Europe), presentato a Bruxelles il 23 gennaio scorso dallo stesso Vice-Presidente della Commissione Europea”. Così Romano Prodi, già presidente della Commissione Ue, due volte premier e a capo della High-Level Task Force che a gennaio ha presentato il suo piano di investimenti che riguardano tre precisi settori: scuola, sanità e edilizia sociale. “Gli investimenti in infrastrutture sociali sono stati stimati dagli esperti della Task Force in circa 170 miliardi all’anno circa. Il divario con il fabbisogno infrastrutturale minimo in questi settori è stimato in circa 100-150 miliardi, per un ammontare di 1.5 trilioni di euro nel periodo tra il 2018 e il 2030. Colmare tale divario rappresenta una sfida difficile in un’epoca di alti debiti pubblici e tassi di crescita non elevati. Se guardiamo alle prospettive demografiche europee e ai cambiamenti strutturali nel mercato del lavoro nei prossimi venti o trenta anni, abbiamo buone ragioni per essere molto preoccupati. Abbiamo dunque il dovere di agire ora e in maniera ambiziosa. Oggi la popolazione europea di età superiore ai 65 è pari a circa il 19% della popolazione totale; nel 2060 saranno pari a quasi il 30% (e di questi uno su tre avrà più di ottant’anni). Il rapporto tra chi lavora e chi non lavora che è oggi pari a 4:1, potrebbe scendere a 2:1 nel 2060. Abbiamo bisogno di politiche forti e lungimiranti per affrontare queste enormi sfide che attendono il futuro dell’Europa. Abbiamo bisogno di infrastrutture (sia tangibili che intangibili) per prepararci alle nuove necessità che coinvolgeranno soprattutto i giovani e gli anziani, ma che in realtà finiranno per coinvolgere tutti, perché siamo una comunità unica e le infrastrutture sociali sono importanti perché determinano la natura stessa della nostra società”. (red)